L’acqua, la politica e le responsabilità
23 maggio 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Acqua | 511 visite.Una lunga lettera ai giornali di Michele Luccisano, Sindaco di Arcene. Fu tra i pochi amministratori a fare i conti con le conseguenze dell’edificazione in zona “esondazione”, a chiedere di limitare i PRG, i PGT e i Piani di lottizzazione, a non ricevere risposte e a continuare a pretendere responsabilità.
Consiglio la lettura soprattutto a Marco Pagnoncelli (assessore regionale all’ambiente, bergamasco), Davide Boni (assessore regionale al Territorio), ai Sindaci della bassa bergamasca e a Marcello Moro (assessore provinciale, consigliere comunale di Bergamo, segretario particolare dell’Assessore Regionale Pagnoncelli nonchè Presidente del Consorzio di Bonifica Media Pianura Bergamasca).
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L’acqua del cielo della Lombardia, quell’acqua . . . democratica
Solidarietà ai colleghi sindaci Finardi e Ferri di Castel Rozzone e Brignano i cui territori sono stati tra i più colpiti dalle esondazione di domenica scorsa. Stavolta è toccata a loro la non invidiabile palma di sindaci più bagnati. Ed ai cittadini dei loro comuni di subire tanti danni. Ma è stato un caso, come la scelta di una pallina di roulette liberata dal croupier di turno alla cassa. È capitato a loro come altre volte è capitato ad altri. Ne so qualcosa, purtroppo, perché nel passato è successo agli Arcenesi – non forse in maniera così grave come a Brignano domenica scorsa – di vedersi piene d’acqua e di fogna strade e cantine. È toccato a me altre volte di sentire le lamentele e le proteste indignate, ma anche di rincorrere le responsabilità apprendendo alcune cose che voglio condividere. Possiamo dire che l’acqua del cielo bergamasco continua ad essere democratica, nel senso che bagna – a turno – tutti i sindaci.
Già subito a ridosso della mia prima elezione, ho tentato di stanare i responsabili dei danni di ogni acquazzone che si abbatteva sui comuni della provincia ad ogni primavera ed in estate, soprattutto. Sono intervenuto sui sindaci dei comuni posti a nord di Arcene per la parte di responsabilità che imputavo alle loro scelte di edificazione a ridosso di Arcene, ma anche contro il Consorzio di bonifica e gli uffici dell’allora Genio civile regionale. Sono stato antipatico, ma perché sostenevo la non ineluttabilità delle esondazioni.
Da allora ho compreso alcune semplici cose. L’acqua in casa e nelle fabbriche quando piove forte in provincia dipende anche dalla morfologia del territorio. Occorre conviverci con questa maledizione. Ma bisogna anche dire che in questi ultimi 20/30 anni si è operato per aumentare le probabilità del rischio esondazioni, anziché ridurle. Come? Riducendo il numero e l’estensione delle rogge e dei canali, anziché distribuirli in maniera più efficace, per esempio. Edificando in maniera esagerata, togliendo spazi all’agricoltura e riducendo la permeabilità dei terreni. È accaduto per scelte di sindaci e di consigli comunali, ma anche per la complicità di una Regione che non ha assolto al suo ruolo di verificare la compatibilità del Prg di un comune con la morfologia di zona. Ne ho avuto una prova diretta inconfutabile allorché esaminando le previsioni di un prg di un comune limitrofo ad Arcene e dopo aver parlato senza ascolto agli amministratori di quel comune, mi sono rivolto in fase di esame regionale di quel prg agli uffici della Regione. Ho scritto che l’edificazione di più di 100 mila metri quadrati di edifici industriali ed artigianali a ridosso di una zona segnalata a rischio esondazioni, avrebbe combinato sconquassi ambientali davvero seri. Occorreva impedirlo o, perlomeno, obbligare quel comune a dimostrare che dall’edificazione diffusa a quella maniera non sarebbero derivati danni alle zone limitrofe a sud. Al telefono il funzionario regionale che istruiva il parere su quel prg, mi ha detto che nonostante la Regione avesse condiviso le mie osservazioni, la linea dell’assessorato rimaneva quella di non interferire nelle scelte di quel comune. Senza citare ricordi personali, chiunque abbia percorso in auto domenica mattina la strada che collega la Val Seriana al capoluogo di provincia, si è reso conto che lì si è costruito davvero pericolosamente a ridosso del corso del fiume. E che nessuno lo ha impedito.
Mantengo anche forti perplessità sulla reale capacità e volontà degli uffici responsabili della gestione delle acque pubbliche (ex Genio civile e Consorzi di bonifica, tanto per intenderci), di assolvere a questo ruolo. Ciò che accade lungo la roggia Morletta e lungo le altre derivazioni d’acqua che scendono in pianura, dimostra che qualche responsabilità è anche di questi enti. Spesso è rimesso alla buona coscienza dei contadini che derivano le acque per uso irriguo, per esempio, l’onere della manutenzione degli alvei. Ed i contadini lo fanno ovviamente senza una seria pianificazione. Visto quello che succede, direi che può anche dubitarsi sull’efficacia delle scelte di questi enti quando impiegano le risorse (spesso cospicue) di cui dispongono, per migliorare la situazione della regimentazione delle acque. Un esempio? I lavori della gronda sud che avrebbero dovuto eliminare i rischi esondazione ad Arcene, ma anche più a sud, a Castel Rozzone e Brignano: un’opera rimasta incompiuta ed inutile e la cui mancanza ha causato ai cittadini di Castel Rozzone e Brignano i danni che patiscono in questi giorni. E qui vengo ad un’altra fonte di responsabilità e chiamo in causa gli Ordini dei professionisti che si occupano della redazione dei progetti di queste opere, ma che firmano anche strumenti urbanistici generali (i prg ed oggi i pgt) e quelli attuativi (i piani di lottizzazione, ad esempio).
Perché? Perché spesso, troppo spesso, sottovalutano gli aspetti di compatibilità idraulica delle nuove edificazioni. Quando non li ignorano del tutto.C’è una diffusa corresponsabilità e per evitare di perpetuarne le conseguenze negative occorre – con onestà e tutti insieme – guardare dentro le vicende che si sono verificate, comprendere cosa diavolo sia successo per evitare che gli errori si ripetano. Mettere insieme le risorse per correre ai ripari. Sto facendo una fatica enorme per convincere, ad esempio, il presidente Moro del Consorzio di bonifica della bassa pianura che l’opera che Arcene ha intrapreso con la provincia, con Ciserano e con il Consorzio stesso per realizzare un nuovo canale scolmatore a fianco della strada di circonvallazione che si sta realizzando e che i suoi uffici hanno ritenuto utile ed efficace per dare altro sfogo alle acque che arrivano da nord, merita un adeguato sostegno finanziario del Consorzio. Se non altro perché poi, a canale ultimato, sarà il consorzio ad utilizzarlo riscuotendo il canone dai contadini che ne avranno bisogno e dai residenti in zona. Cercherò anche di convincere l’Ato delle acque e Uniacque (la società che gestisce il servizio idrico integrato in provincia) che bisogna guardare nelle entrate che i cittadini hanno versato e che versano regolarmente pagando le bollette dell’acqua e verificare meglio dove sono state destinate. Perché? Intanto per essere sicuri di avere fatto scelte buone e per farlo sapere all’opinione pubblica. E poi per trovare spazi per destinare almeno parte di quelle risorse a migliorare la situazione delle reti di raccolta delle acque laddove situazioni – come quelle agli onori della cronaca in questi giorni – dimostrano di averne più bisogno. E per dimostrare che non si vogliono privilegiare i comuni di questa valle oppure dell’altra per il solo fatto che i loro sindaci siano più o meno amici dei membri del consiglio d’amministrazione (passato e attuale) di Uniacque o del Comitato tecnico dell’Ato. Oppure – che ne so? – più o meno simpatici.
Concludo ed allora umilmente suggerisco a quegli amministratori ed ai politici importanti (parlamentari e consiglieri regionali) che si sono interessati in questi giorni agli allagamenti di Brignano e Castel Rozzone, di chiedere di ricevere informazioni piene su queste cose alle quali ho accennato prima di decidere ogni utile iniziativa. Conta in questi momenti la capacità di fare fronte insieme ai problemi, assommando le risorse di cui ciascun ente è capace. Io per evitare esondazioni ad Arcene, sto facendo così. Parlando di una realtà più vasta, proviamo a vedere quello che è successo nella bassa pianura domenica scorsa. A cominciare dal progetto della gronda sud completata – dice Moro – per il 70%. Perché solo per il 70%? Cosa ha impedito che si realizzasse per intero posto che i soldi erano stati dati per farla tutta? E quanti soldi mancano per completarla? Chi ce li può mettere se non ne mollano né il Governo, né la Regione nè il Consorzio di bonifica? Siamo sicuri che i progettisti che, probabilmente, hanno sbagliato all’epoca sui costi di quell’opera, non abbiano sbagliato pure sulla sua efficacia rispetto al problema da risolvere? Non buttiamo altro tempo ed altro denaro. Ma stiamo attenti davvero stavolta, se vogliamo essere credibili. Perché di interventi decisi e forti e di impegni solennemente assunti se ne è parlato dopo ogni acquazzone, ed i cittadini non ne possono più. Chiudiamoci in una stanza, guardiamo le carte, misuriamo le nostre forze e non ne usciamo fino a quando non avremo avviato le cose utili ad eliminare i rischi di esondazione nel nostro territorio. Altrimenti resteranno solo i titoli sui giornali. Ma la carta non fermerà l’acqua al prossimo temporale.
Grato per l’attenzione, saluto cordialmente.
Michele Luccisano
Sindaco di Arcene
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