La coda di Formigoni

18 aprile 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in elezioni | 531 visite.

Formigoni si dimette? Ah no? Forse. Castelli non ci crede. In ogni caso, la Lega vuole 4 ministeri e la Presidenza della Regione. Oppure, solo 4 Ministeri e la coda fra le gambe di Formigoni quando tornerà a Milano.

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8 Responses to “La coda di Formigoni”

  1. laica Says:

    Silvio Berlusconi ha detto che per il momento non intende rivelare i nomi dei ministri che faranno parte del suo governo. Rispetto per le prerogative del capo dello Stato, ha detto il Cavaliere. Ma Affaritaliani.it è riuscito a sapere dai massimi vertici del Popolo della Libertà, sponda Forza Italia, qual è l’ultimissima bozza in mano al presidente del Consiglio in pectore. L’organigramma è il frutto del primo vertice con gli alleati di mercoledì, andato parzialmente a vuoto.

    I rapporti con il Carroccio, nonostante le rassicurazioni di Berlusconi, non sono affatto idilliaci. Anche se parlare di rottura o di lite sarebbe eccessivo. Il primo nodo è quello del Viminale. Per la poltrona di ministro dell’Interno è in corso un ballottaggio tra Gianni Letta, fedelissimo di Silvio, e Roberto Maroni. Il Senatùr vuole un suo uomo, anche perché teme che l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio sia troppo ‘molle’ nei confronti dell’immigrazione clandestina.

    Ma per uscire dall’empasse il Cavaliere ha in mente Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega Lombarda e vicinissimo al leader padano, come viceministro dell’Interno con delega proprio all’immigrazione. Anche se la carta Maroni non si può ancora escludere. Alla Farnesina sono in corsa Franco Frattini e Roberto Formigoni, ma quest’ultimo, alla fine, potrebbe perfino restare governatore della Lombardia. Quindi per gli Esteri in pole position c’è l’attuale commissario europeo.
    Clamoroso ritorno alla Giustizia, dove – assicurano da Palazzo Grazioli – la poltrona è pronotata da Roberto Castelli, Guardasigilli per cinque anni dal 2001 al 2006. Alla Difesa debutto da ministro di Ignazio La Russa (Alleanza Nazionale) con numero due Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore nazionale di Forza Italia. Complicato il capitolo Welfare, che oltre al Lavoro accorperà anche la Salute, la Famiglia e la Solidarietà Sociale.

    Se Maroni non va al Viminale il posto è suo, in caso contrario è pronta una donna. Non la pasionaria leghista Rosi Mauro, segretario del sindacato padano (Sin.Pa) bensì Mariastella Gelmina, la responsabile degli azzurri in Lombardia. Però, essendo un dicastero ‘pesante’, come vice ci sarebbe la carta Giorgetti (sempre che non vada all’Interno) oppure l’aennino Adolfo Urso.
    Un altro esponente del partito di Via della Scrofa, il capogruppo al Senato Altero Matteoli, è pronto per le Infrastrutture e l’Ambiente, con viceministro Maurizio Lupi (fedelissimo di Formigoni) e la rossa Michela Vittoria Brambilla sottosegretario. All’Economia scontato il ritorno di Giulio Tremonti, che come numeri due avrà Urso (se non va al Welfare) il leghista Giampaolo Dozzo e il leader del Movimento per l’Autonomia Raffaele Lombardo con delega al Mezzogiorno.

    Difficile anche il nodo delle Attività Produttive-Comunicazione-Commercio Estero, dove potrebbe arrivare Claudio Scajola (che però è candidato anche per altre poltrone) o Gianni Alemanno (qualora non riuscisse a conquistare il Campidoglio nella sfida con Francesco Rutelli). Nel ruolo di vice, comunque finisca la partita, c’è sempre il jolly Giorgetti. Sfida tutta interna a Forza Italia per il ministero dei Rapporti con il Parlamento: Sandro Bondi è leggermente favorito su Elio Vito, presidente uscente dei deputati azzurri.
    Ai Beni Culturali e allo Sport sono in corsa lo stesso Bondi, coordinatore nazionale di Fi, e Paolo Bonaiuti, storico portavoce di Berlusconi. Alle Riforme Umberto Bossi, senza se e senza ma. Dal quartier generale del Popolo della Libertà assicurano infatti che l’ingresso del Senatùr nell’esecutivo è praticamente certo. Così come il ritorno di Lucio Stanca all’Innovazione Tecnologica. Mara Carfagna, che continua a sperare di andare al Welfare (quasi impossibile), dovrebbe finire alle Pari Opportunità.

    Un’altra donna, Stefania Prestigiacomo, è pronta ad occupare la sedia di responsabile delle Politiche Comunitarie. La pattuglia rosa si completa con il dicastero dell’Attuazione del Programma. Papabili la Gelmini (se non va al Welfare), la Carfagna, la leghista Francesca Martini oppure (rumor dell’ultima ora) l’ex sindaco di Padova (Forza Italia) Giustina Destro. Come vicepremier è certo l’incarico a Gianni Letta e Umberto Bossi, anche se quello del Senatùr sarà più che altro un ruolo rappresentativo.
    Sottosegretario unico alla presidenza del Consiglio Bonaiuti (se non sarà ministro ovviamente). C’è poi il capitolo delle cariche istituzionali. Alla presidenza della Camera è sicuro che andrà Gianfranco Fini, mentre per il Senato (seconda carica dello Stato) è esclusa categoricamente l’ipotesi Giuseppe Pisanu. Al 70% Renato Schifani, mentre Formigoni ha al momento il 30% di chance di diventare il numero uno di Palazzo Madama.

    Altro colpo di scena. Non è affatto scontato che Maurizio Gasparri ricoprirà il ruolo di capogruppo del Pdl al Senato, visto che – spiegano dalla sede di Forza Italia – si procederà con la votazione segreta e in lizza sono in molti. A Montecitorio in pole position Scajola (se non otterrà un ministero), con Antonio Leone confermato vicepresidente unico, per garantire una certa continuità.
    Quanto alla Lega Nord, probabile capogruppo alla Camera Roberto Cota, leader del Carroccio piemontese. Mentre al Senato la poltrona spetterà a Roberto Calderoli, che non dovrebbe entrare nell’esecutivo, restando quindi a occuparsi del movimento. Passando alla struttura e all’organizzazione del Popolo della Libertà, cariche forse più importanti di alcuni ministeri, sempre Scajola, ma anche Dennis Versini, Alemanno, Gasparri e Giorgia Meloni. Come portavoce del Pdl circola l’ipotesi di Giuliano Ferrara, anche se ha condotto una campagna troppo schierata contro l’aborto, oppure una donna: Carfagna, Brambilla o Laura Ravetto.

    E infine la poltrona di commissario Ue al posto di Frattini. Berlusconi vuole conservare uno spirito bipartisan, cercando però di scegliere un esponente non troppo di parte. L’uomo giusto? Non certo Massimo D’Alema, che tra l’altro pare non abbia intenzione di farsi spedire in Europa (perdendo così il contatto con il Pd e rischiando quindi di lasciare campo libero a Walter Veltroni), bensì Enrico Letta. Nipote di Gianni, stimato nel Centrodestra e in discesa nelle quotazioni tra i big dei Democratici.

  2. PGF Says:

    Indicare la fonte, please.

  3. arcobalen Says:

    Leggendo con attenzione mi pare di aver letto alla 4 riga del 1 paragrafo: Affariitaliani.it

  4. BalaLaica Says:

    Fonte:

    http://canali.libero.it/affaritaliani/politica/retroscenalistaministriaffarisvelalecartediberlusconieccotuttiinomi170408.htm

  5. laica Says:

    Grazie delle conferme Bala.

  6. Pol.sco. Says:

    Formigoni for President

    Castelli for Governatur

  7. Arcobalengo Says:

    Pol.sco. For cipe

  8. arcobalen Says:

    ……. for cepu
    lift your head, syddecoccio non swanire tra le formiche: far marcire separati compostarli tutti uniti.

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