Non si manganellano le idee (come non si tirano i bulloni alle idee)

Poche manganellate per non farli avvicinare mi dicono i giornalisti. Manganellate mi dice l’sms ricevuto da uno dei manifestanti. Forse a Bergamo in Questura avrebbero dovuto leggere questa dichiarazione di Giuliano Ferrara: «Finché non degenera la contestazione è lecita. Io parlerei volentieri con quelle persone, anche per ore, se si calmassero e si mettessero a sedere per discuterne con me».
Posto che i manifestanti di Bologna hanno sbagliato su tutti i fronti: hanno fatto violenza a chi voleva esporre idee, per quanto non condivise, ma solo idee e hanno regalato, proprio a quelle idee, un palcoscenico insperato nazionale e d’apertura di tutti TG. A Bergamo non è successo. A Bergamo i manganelli hanno cominciato a muoversi prima che si avvicinassero “armati” di striscione.
Così mi dicono, annunciando fotografie e, forse, filmati che pubblicherò volentieri su questo Blog.

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14 Responses to “Non si manganellano le idee (come non si tirano i bulloni alle idee)”

  1. Più fatti, meno ideologie Says:

    Caro Saponaro,
    ma dov’era la Sinistra l’arcobaleno nei due anni di governo Prodi? Perchè non si sono fatte la legge sul conflitto di interessi, abolizione leggi ad personam…e via di seguito tutto ciò che gli elettori si aspettavano??
    Semplice, non c’era la volontà: chi vota Veltroni e SA con l’illusione che faranno qualcosa contro Berlusconi non può che ritenersi, appunto, un illuso.
    Buon lavoro
    Con l’auspicio di essere meno partigiani e di studiare i fatti, nulla altro.

  2. delavega Says:

    Era impegnata a contrastare i falsi alleati di centro.
    Da Mastella a Dini. Senza contare le schegge impazzite che altro non hanno fatto che il gioco sporco di Berlusconi.
    E non è un caso che l’assoluzione a Mastella sia arrivata proprio il giorno dopo la sua fuoriuscita dal turno elettorale.

    Quindi le ideologie bacate cercale altrove caro “più fatti meno ideologie”.

  3. rossidavvero Says:

    bè però ha ragione. ci siamo fatti prendere per il culo da prodi, non era mica obbligo. ma il pericolo è proprio una sinistra confusa, deideologizzata e – inevitabilmente – perdente.
    e poi ci sono dentro troppi anticomunisti, mi sa.

  4. delavega Says:

    Dipende da cosa s’intende per deideologicizzata, perdente, farsi prendere i fondelli e da chi. Da molte cose insomma.
    Ma di solito chi può permettersi le critiche più profonde dovrebbe aver partecipato, come chi non vota non dovrebbe arrogarsi certi giudizi di critica, specie se inutili o, peggio, a doppio fine.

  5. Marcello Saponaro Says:

    @più fatti meno idelogie
    mmm e che c’entra con il post?
    Alcune leggi non sono state fatte perchè il parlamento è durato solo due anni. Alcune altre non sono state fatte perchè la maggioranza era tanto risicata al Senato che invocare ora il “non voto” come soluzione è puro autolesionismo. Altre leggi non sono state fatte perchè c’erano differenze di vedute nella maggioranza, per motivi diversi, a volte nobili e a volte no. Le battaglie si combattono, a volte si vincono e a volte no. L’importante è non ritirarsi pensando di mandare a monte il gioco… perchè il gioco continua con i “cattivi” più forti che mai.
    Altre leggi infine sono state fatte. Molte di queste sono state fatte bene.
    Purtroppo dopo soli due anni il bilancio è necessariamente drogato.
    Ciao

    Marcello

  6. karletto Says:

    posto che ieri a bergamo la violenza che è stata vista è stata quella delle c.d. forze dell’ordine [con la digos in prima fila a menare, con la bava alla bocca... ] e a fine iniziativa di qualche tonaca e qualche uomo over 50 berciante livido che pensa di poter decidere sul corpo di tutte le donne secondo quando santa romana chiesa impone, riporto un articolo di Bascetta a mio avviso intelligente.

    L’ortaggio a Giuliano Ferrara
    Marco Bascetta

    Il lancio di verdure dal loggione non segnò la fine del teatro. Il lancio di verdure su un palco elettorale non segnerà la fine della democrazia. Si tranquillizzi Miriam Mafai. L’insegnamento che lei e il suo giornale quotidianamente ci impartiscono si ispira alla più classica predica che ogni arcigna istitutrice impartisce ai suoi educandi: «Se da bambino rubi la marmellata, da grande sarai un delinquente». Ma le ragazze e i ragazzi che a Bologna hanno contestato Giuliano Ferrara non sono bambini e più che rubare rischiano di essere derubati, di diritti e di libertà. Scomodare poi il povero Voltaire, in un paese che farnetica di «tolleranza zero», è quanto di più sfacciato si possa immaginare. E, del resto, ai tempi di Voltaire non c’erano i monopoli radiotelevisivi né i grandi gruppi editoriali. Che
    esista una simmetria, una «pari opportunità» tra le diverse voci, tra i diversi soggetti dell’agire politico e sociale, è una vergognosa finzione. Risponda la democratica editorialista con un po’ di onestà: se si fosse organizzata in un centro sociale un’assemblea contro Ferrara, anche tre volte più folta dello sparuto gruppetto che lo applaude, quante righe avrebbe dedicato la Repubblica all’evento?
    Continuare ad agitare lo spettro della violenza, che si tratti di fischi, scritte murali, lancio di ortaggi o di mendicanti e lavavetri, finirà coll’essere, oltre che una scemenza, un’istigazione.
    Se occupare un edificio o entrare in un cinema senza pagare può significare a Bologna un’accusa di insurrezione contro lo stato, non è
    forse, questo, un invito a fare almeno sul serio? Il ceto politico e la grande stampa hanno perso il senso delle proporzioni. Per chi ha potere e chi non ne ha non vige lo stesso galateo. Chi dispone di tutti gli amplificatori per accusare decine di migliaia di donne di omicidio può ben incassare qualche pomodoro in piazza.

  7. Pol.sco. Says:

    Ieri ero presente all’iniziativa elettorale di Giuliano Ferrara, dall’inizio alla fine
    Ho visto tanti “bercianti lividi” ma solo dal lato dei contestatori
    Non c’era, però,karletto, che conosco bene: e ciò mi ha infatti stupito molto, soprattutto leggendo il suo post (forse s’era vestito da celerino, per non dar nell’occhio)
    Mi sono…confrontato con gli antagonisti alla fine del dibattito ed ho ricevuto minacce ed insulti, nonostante abbia unicamente tentato di dividere due ragazze ch’erano venute alle mani perchè una aveva tentato di strappare un rotolo di manifesti che l’altra teneva in mano
    Ho visto altri manifesti strappati dal gruppuscolo di poche decine di urlanti che gridavano “Ferrara non ha diritto di parlare, dobbiamo impedirglielo!”
    Per finire la serata, una finezza: lancio di tampax sporchi su alcuni anziani che stavano uscendo dalla chiesa di San Sisto

  8. Pol.sco. Says:

    Sì Juno, no Alitalia, qualche urlo, tanta gente e vita nella sala francescana
    Milano. Milano pochissimo da bere. Venerdì sera. Centro Rosetum, metropolitana Gambara. Ospite dei frati francescani, arriva in città la lista pazza contro l’aborto. Sala stracolma, posti solo in piedi. Sul palco ci sono una decina di candidati, due donne, due gemelli, un ex dirigente di Lotta continua, un pannelliano bergamasco (Maurizio Gubinelli), un cantante sanremese. Ore 21. Giuliano Ferrara entra dal retro, scortato, provato dai precedenti impegni di campagna elettorale, ma felice. Fuori c’è un grande schieramento di polizia, a tamponare una ventina di giovani e meno giovani dei centri sociali che lanciano prezzemolo su chi entra al Rosetum. Tra i tanti cori possibili, i contestatori scelgono “assassini, assassini”. Urlato da un gruppo pro-abortisti e rivolto a chi non vorrebbe interrompere le gravidanze, non è niente male.
    La gente che entra nella sala francescana – persone normali, facce sorridenti, molti ragazzi, il radicale storico Lorenzo Strik Lievers in bicicletta – non capisce: “Assassini? Ma perché urlano assassini?”, dice una signora al marito.
    I fotografi sono a caccia di immagini forti, ma non succede niente. I giornalisti – poco interessati alle cose che si dicono sul palco – si lamentano di non avere niente da scrivere. In sala, dopo una canzone con testi anti aborto, si comincia. Paolo Sorbi è arzillo come ai tempi delle assemblee studentesche. Paola Bonzi racconta la sua esperienza alla Mangiagalli e commuove con le storie di tutte quelle ragazze che ha aiutato a non abortire. Lei non fa nascere bambini, fa nascere mamme.
    Poi parla Ferrara. Spiega perché non è lui a essere strano, malgrado si diverta a definire la lista “pazza”. Quelli strani, dice, sono gli altri, indifferenti alla sorte degli ex nascituri burocraticamente chiamati “rifiuti ospedalieri”. Il direttore di questo giornale parla di “Juno”. Lo racconta nei dettagli e se la prende con i giornali acrobaticamente impegnati a negare che il film parli di una ragazzina che sceglie di non abortire. Dopo una decina di minuti, un giornalista alza gli occhi dal taccuino e chiede a un collega: “Ma di che film sta parlando?”. E l’altro: “Boh”.
    Ferrara continua con Umberto Veronesi, Barack Obama e Lietta Tornabuoni, brave persone a cui capita di dire enormità. Veronesi, candidato Pd, è il guru in camice bianco che fa compiere alla nostra società il salto culturale dal “sesso senza figli” di trent’anni fa, ai “figli senza sesso” della moderna tecnoscienza. Obama dice che, in caso di “incidente”, non vorrebbe che le sue figlie “fossero punite con un bimbo”. Tornabuoni dà di “pervertiti” ai sostenitori pro life di Juno che godono a vedere il “corpo deformato dalla gran pancia della gravidanza”.
    La gente applaude. Nel foyer, il candidato Maurizio Crippa si scola una pinta di birra. Ferrara dice che in Italia c’è un pregiudizio anti cattolico. A quel punto prima una, poi un’altra contestatrice si alza e, a voce alta, dice civilmente a Ferrara che “non siamo strani noi, sono strane le persone con le sue idee” e qualcosa di poco chiaro sull’Iraq. Ferrara replica con “Viva Verdi”, si compiace di averle convinte perlomeno fino a quel momento e sospetta che abbiano ceduto al solo citare il cattolicesimo. Il direttore del Foglio propone un piano nazionale per la vita, promette “privilegi” di legge alle donne in attesa di un bambino e ripete che non vuole abrogare la 194, per quanto sia una legge infame, ma applicarla in tutte le sue parti, non dimenticandosi che il titolo della legge è “Norme per la tutela sociale della maternità” prima ancora di “interruzione della gravidanza”. Ferrara chiude con la Ru486, la chiusura del cerchio della cultura abortista, un “veleno chimico” che indurrà le donne ad abortire da sole, clandestinamente, con una pillolina ingerita tra il tinello e il bagno di casa, lontane da medici e soprattutto da gente pericolosa come Paola Bonzi che potrebbe, non sia mai, convincerle a scegliere la vita. Applausi. Poi tutti sul palco, a salutare i candidati. Due ragazze si avvicinano a Ferrara e gli dicono: “Comunione e liberazione le vuole bene”. Fuori gridano ancora “assassini, assassini”.

  9. Pol.sco. Says:

    INTERVISTA ALL’EX SEGRETARIO NAZIONALE DEI VERDI, CARLO RIPA DI MEANA, AL CORRIERE DELLA SERA:
    “VOTERO’ LA LISTA DI GIULIANO FERARA, ABORTO? NO GRAZIE”

  10. CCC Says:

    Sono arrivati i contributi, fotografie e, forse, filmati che pubblicherò volentieri su questo Blog ?

  11. rossidavvero Says:

    Ripa andrà rieducato…

  12. Pol.sco. Says:

    Ferrara a Catania parla di linciaggi, aborto come bandiera di libertà egoistica e del suo voto al Senato
    Alla domanda se fosse contento dell’articolo del New York Times che lo definisce “la vera novità della campagna elettorale italiana”, Giuliano Ferrara ha risposto di non essere “vanitoso; sono contento ma continuo la mia campagna elettorale sulle mie idee, non sulla mia persona”. Parlando a Catania Ferrara ha detto che “la lotta contro il maltrattamento e la disumanizzazione della vita sono ormai sotto gli occhi di tutti”. Sulle donne che lo contestano ha sottolineato che “le donne sono milioni in Italia, non sono tutte in piazza con il passamontagna, con bombe carta o pomodori da tirare a me”. Parlando delle aggressioni quotidiane subite durante i comizi della lista “Aborto? No, grazie” ha aggiunto: “Ho subito violenze, aggressioni verbali, calunnie e violenze fisiche, tentativi di linciaggio – perché le sedie di ferro sono più contundenti – e anche le foto bruciate. Tutte queste cose hanno una terribile spiegazione: l’aborto legale nato come argine contro quello clandestino è diventato invece in questi trent’anni un’incredibile bandiera di libertà egoistica”. Tornando sulla legge 194, al centro delle polemiche contro la “lista pazza” Ferrara ha ricordato che “si chiama legge di tutela sociale per la maternità ed è nata per mettere un argine all’aborto clandestino. E’ una legge per difendere la vita umana: se fosse applicata secondo i suoi propri principi sarebbe una legge che limita l’aborto”. Soffermandosi sulla campagna elettorale “vuota” di questi giorni Ferrara ha aggiunto: “Hanno sempre parlato di Alitalia, adesso parlano di schede elettorali, dicono che si sono copiati i programmi. Mostrano il volto un po’ stanco della politica tradizionale. Ma sono sempre i grandi partiti e c’è bisogno di loro”. Chi voterà l’Elefantino? “Abbiamo dato indicazione di votare liberamente al Senato, ma io per Palazzo Madama voterò per il Pdl

  13. laica Says:

    60.000 firme contro il polscotrash!
    http://www.firmiamo.com/sign/list/liberadonna

    zitto e mosca !

  14. Pol.sco. Says:

    Col piffero!

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