L’inceneritore di Dalmine ha perso l’Oscar (degli architetti). Fa niente.
Quando l’inceneritore di Dalmine fu costruito, le allora amministrazioni leghiste del Comune e della Provincia non rispettarono le procedure. Non venne fatta la valutazione di impatto ambientale con la “scusa” che la Regione non aveva ancora adeguato la propria normativa alle direttive europee. Non era una scusa valida ma l’inceneritore “andava fatto”. Alla napoletana, ma andava fatto.
Dopo l’approvazione del progetto in Regione, il Gruppo Radici ne presentò un secondo, di restyling. L’autore uno dei più grandi architetti del mondo: Jean Nouvel. Nel frattempo, però, la Regione aveva aggiornato la normativa sulla V.I.A.
Allora io feci una conferenza stampa: “Signori – dissi – voi avete cambiato il progetto. Mi spiace per voi (ironico) ma ora dovete effettuare una seria Valutazione di Impatto Ambientale”.
Radici ritirò il progetto di Jean Nouvel e costruì l’inceneritore così come è oggi.
Anni dopo incontrai alla festa dell’Unità un gruppo di architetti. Quando seppero chi ero mi rinfacciarono di aver impedito la realizzazione di un’opera mondiale a Dalmine: l’inceneritore di Jean Nouvel. Provai a spiegargli che non io ma l’impresa aveva ritenuto più comodo di non dover richiedere una nuova autorizzazione. Nulla. La forma aveva più valore della sostanza. Secondo loro. E questo in un paese in cui anche le forme spesso fanno schifo.
Comunque. Leggo da Luca Sofri che Jean Nouvel ha vinto oggi il Pritzker, l’Oscar degli architetti. Le scuse non gliele faccio. I complimenti si. Sperando che non porti rancore.
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