Ghosttwitters disumanizzanti?
29 marzo 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Blog(s), Riforma della Politica | 590 visite.Se lo chiede Mafe su Punto Informatico. L’articolo inizia con la preoccupazione postale da Marco Zamperini: “Mafe, continuo a ricevere richieste su diversi social network da candidati alle elezioni che vogliono “farmi amico”: a me sta anche bene, ma mi infastidisce immaginare che dietro quell’account ci sia un portavoce, uno stagista, qualcun altro”. Io sono uno di quelli che ha aggiunto Zamperini tra gli amici su Facebook (anche se non sono candidato). Ma non è il mio portavoce a scrivere qui sul blog, su twitter, sul tlog o ad aver inviato la richiesta di amicizia a Zamperini. Più semplicemente mi aveva divertito la sua intervista a Luca Conti. E non sono i portavoce per tantissimi altri politici che frequentano social network e scrivono sul proprio blog.
In fondo è un po’ questa la debolezza – a mio modesto parere – dell’articolo. La tesi è corretta: il politico è più efficace se esprime il suo pensiero nelle sue forme riconoscibili anche quando materialmente queste sono scritte, chattate o postate da un collaboratore. Ma non era forse la stessa cosa nella civiltà dei media tradizionali? Ha forse diminuito la portata di questa nella storia il caso – o i casi – di un politico incapace di scegliere bene i propri collaboratori?
Per costruire la politica 2.0 abbiamo bisogno di interrogarci sulle abilità di 50 politici italiani che si avvalgono stabilmente di un ghostwriter? Oppure vale la pena di ragionare su tutti gli altri: quelli che i social network manco sanno cosa siano e quelli che dall’ufficio, da casa o in viaggio aggiornano, rispondono, interrogano e coinvolgono nuovi “Zamperini” su Facebook senza però essere ancora riusciti a trascinare la politica tutta verso nuove forme dialoganti e partecipanti?
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marzo 31st, 2008 at 3:03 pm
Cogli il punto dolente, ma quanti sono secondo te i politici appartenenti all’ultima categoria? Ragionerei volentieri su di voi, ma mi sa che possiamo farlo a un tavolo da quattro
marzo 31st, 2008 at 3:27 pm
Eh si! Siamo pochi. E forse, anche per questa categoria, i politici rispecchiano gli italiani.
nel costruire l’agenda politica… I politici affolleranno la rete quanto oggi assediano le redazioni tivù per “comparsare”….
Poi, oltre ai numeri, giustamente c’è la forma. E questa, a volte, fa ribrezzo.
Allora il gioco si fa duro… Occorre ragionarci, coinvolgendo negli stessi luoghi di riflessione politici ed esperti di comunicazione, blogger e “creativi”, giornalisti dell’era della conversazoine e formatori.
I pionieri di solito aprono dei sentieri, indispensabili per indicare l’orizzonte alle grandi migrazioni, ma pur sempre dei sentieri. Dobbiamo però essere consci che le migrazioni arriveranno solo quando troveranno le terre da conquistare.
Fuori di metafora: quando il TG1 conterà meno di Blogbabel (ci sarà?
Occorrono quindi gli strumenti “premiali” (della buona politica assai più che dei politici) e i “corsi di formazione”.
Occorrono i ponti tra il “vecchio” e il “nuovo”, consci che molti meccanismi dell’uno e dell’altro sono gli stessi.
aprile 4th, 2008 at 12:35 am
Grazie per la simpatia. Mi piacerebbe parlarne di persona. Ci vediamo ?
aprile 4th, 2008 at 7:46 am
Certo, quando vuoi. la mia email è marcello at marcellosaponaro punto it
ciao