L’obiettore è un medico a metà
24 marzo 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Donne, Libertà | 626 visite.Laicità, fede, libertà di coscienza, obbedienza e autodeterminazione secondo Don Andrea Gallo, fondatore della Comunità San Benedetto al Porto di Genova e caro amico. Un’intervista da leggere e meditare perchè in pochi altri “luoghi” (e non mi riferisco certo a questo blog) potrete leggere parole così ispirate e cariche di amore per il prossimo. Amore che Gallo trova solo nella libertà.
.
.
D: Andiamo a commentare ed a contestualizzare la tua frase: “L’obbiettore è un medico a metà” che appare sui quotidiani di oggi.Sicuramente non solo una frase ma una lunga ed approfondita riflessione che non dubitiamo farà nascere il dibattito soprattutto all’interno dell’ambiente ecclesiastico..
Don Gallo: Io dico che un medico pur rispettando il suo problema di coscienza davanti ad una donna che si presenta per un suo problema grande, profondo come può essere una gravidanza non può rispondere “Se ne vada perché sono obbiettore.”
Io lavoro nella comunità di San Benedetto da 40 anni, e mi è capitato che venissero da me ragazze che decidevano di interrompere la gravidanza. Cos’avrei dovuto fare? Buttarle fuori urlando loro “Assassine”?
Io mi rimettevo al loro cammino, e posso testimoniare che molte di loro dopo magari 1 anno le ritrovavo rimaste incinte con un bambino che desideravano con un uomo accanto a loro.
Portando avanti, dunque, una maternità che accettavano con gioia.
In una società pluralista tutti sono esposti al confronto, alla critica, obbligati ad elaborare ragioni nell’agorà pubblica. I cristiani devono imparare ad esprimersi e comportarsi in termini che non siano né dogmatici né soltanto sostenuti dalla loro fede.
Devono usare un linguaggio antropologico tale da essere compresi anche dagli altri.
Non si può – come cristiani – condurre le nostre battaglie trincerandosi dietro dogmi e usando come arma la dottrina.
E’ una questione di custodia della fede e delle sue parole più proprie.
Le scelte religiose sono e rimangono scelte personali, e non scelte da imporre agli altri sennò avremmo un totalitarismo religioso.
I cristiani siano vigilanti, sappiano risolutamente contribuire alla costruzione della polis, della città fedele all’ispirazione vera della loro fede.
Ma sempre senza arroganza, intolleranza, discriminazione ed accuse.
Imporre ad ogni costo i loro principi, in una società che è post cristiana, non può che alimentare l’inimicizia.
Tutti questi obbiettori, che si diano da fare perché le giovani ed i giovani abbiano la possibilità di avere il lavoro, di avere una casa: intanto comincino a lottare per questo se veramente tengono alla “vita”. Quella reale.
Sempre nel rispetto di una legge – la 194 – che è addirittura passata attraverso un referendum popolare.
E poi al centro c’è la libertà di coscienza.
Il primato della libertà di coscienza, nella mia amata chiesa, è dottrina certa!
Questo non lo si dice mai.
Ad un certo punto – all’interno delle nostre comunità cristiane – dobbiamo praticare la pratica dell’obbedienza verso i nostri pastori. Ma questa “obbedienza” non può essere disgiunta da un dialogo, da un confronto con chi viene dalle strade, chi predica questi principi li deve negoziare ogni giorno nelle difficoltà della vita reale.
Io sono il primo a difendere il fatto che i nostri pastori debbano avere il diritto di annunciare le loro parole: ma non in modo arrogante, in modo non pesante e non dogmatico.
Senza lo scambio dialogico fra fedeli e comunità cristiana il cristiano diventa una crociato di valori. Ma dev’essere impegnato come uomo, a costruire la propria città con tutti.
Per il cristiano la prima cosa è ribellarsi dagli idoli.
D: Certo è che non solo la Chiesa, ma anche alcuni esponenti politici – mi riferisco in particolar modo a personaggi come la Binetti ed in particolar modo a Giualiano Ferrara con la sua lista pro-life – tentano di giocare la loro campagna elettorale sul corpo e sui desideri delle donne..
Don Gallo: Soprattutto in questo tema dell’interruzione di gravidanza – che io non chiamo più aborto dopo tutte queste evocazioni orribili come qualcuno (Giuliano Ferrara) che lo equipara ad Auschwitz ma che chiamo “maternità non desiderata” – le donne devono essere messe al centro.
Come se avessero una missione. Lasciarle nella loro autodeterminazione.
La scienza, la Chiesa e tutti devono rispettare l’etica personale.
I cristiani devono avere la possibilità di scegliere liberamente senza diktat della Chiesa. Sono questioni su cui nessuno, può interferire.
Quando si parla di pluralismo, di democrazia…sono pratiche che si costruiscono con gli altri. Che sovente il legislatore può solo stabilire quello che nell’antica teoria si chiamava “il male minore”.
Nessuno ha la verità totale.
Siamo in una ricerca costante.
L’importante è che nasca l’amore fra i giovani.
L’essenza è l’amore.
E la volontà, la certezza.
E poi verrà da sé – se si vorrà – una maternità e una paternità responsabile.
Giovanni Paolo II diceva che si doveva scoprire una giusta laicità.
Uno spazio etico in cui tutti possano essere capiti e rispettati.
Un pensare in grande.
.
da http://www.globalproject.info
- Lecco, i volontari alla festa di Miss Canile
- Bruni e Bettoni hanno ragione, ma i morti sono tutti uguali
- Microsoft dialogues?
- The candidate
- Dialoghi lecchesi (del Canile e della Brambilla)

Il blog di Marcello Saponaro è realizzato con
marzo 25th, 2008 at 5:31 pm
L’intervistatore commenta “non dubitiamo farà nascere il dibattito soprattutto all’interno dell’ambiente ecclesiastico”
Forse è meglio dubitarne: quando don Gallo canta, rinnega la vita tre volte
marzo 25th, 2008 at 5:34 pm
Dopo aver letto l’ennesima provocazione da quasi spretato sorge naturale una domanda “E’ più cristiano Don Gallo o Giuliano Ferrara?”
Vorrei che Scalfari mi aiutasse a risolvere un enigma
Niente fa scandalo di quanto viene dal mondo cattolico. E’ tutto nuovo e strano
Vorrei che Eugenio Scalfari mi aiutasse a risolvere un piccolo enigma. Quando presentai l’idea di una lista elettorale per la moratoria scrisse su Repubblica che quella lista sarebbe stata una dichiarazione di guerra della Conferenza episcopale alla Repubblica italiana. Io lo presi in giro bonariamente, perché il suo articolo fu pubblicato nella stessa domenica in cui il quotidiano dei vescovi iniziava lo stillicidio di cortesi prese di distanza dalla lista di opinionisti e autorità varie del mondo cattolico. Poi il fondatore si tacque, e non se ne è saputo più nulla di quella dichiarazione di guerra che avrei presentato per conto terzi. Si è distratto, il mio vecchio amico e nemico?
Sul controverso tema del rapporto tra il mondo cattolico e la lista pazza, ma con un programma serio di lotta senza quartiere all’aborto, alla cultura abortista e alla generale tendenza alla disumanizzazione della vita, in questa pagina trovate un’autorevole messa a punto del nostro vaticanista preferito, Sandro Magister, sulla scorta delle dichiarazioni misurate e attente del segretario della Cei, monsignor Betori. A Magister abbiamo amichevolmente rubacchiato anche un saggio del professor Pietro De Marco, scrittura sorvegliata e analisi convincente. Infine un contributo molto polemico ma argomentato che ci hanno inviato Antonio Gnocchi e Mario Palmaro, cattolici militanti e ferventi anche nell’impegno per la vita, a contrasto con il delirio ultrasecolarista di questa stagione occidentale.
Giudicheranno da sé, i lettori interessati alla questione. Certo è che non era mai successo. La chiesa cattolica in Italia non si era mai trovata di fronte alla costituzione di un movimento culturale, con un suo passaggio civile e politico, della natura che ha assunto la nostra moratoria & lista. Più in generale, suona nuovo anche alle orecchie attente e abituate a tutto del mondo cattolico istituzionale il fatto che idee nate dal grande sedimento cristiano e dal magistero ecclesiale sulla dignità della persona potessero essere accudite, coltivate, promosse con un’attitudine spiccatamente laica, senza chiedere pelosi coinvolgimenti, senza pretendere moneta politica di scambio, senza inutili polemiche e intromissioni paragerarchiche. E con una grande autonomia di pensiero e di iniziativa, mai vantata esibizionisticamente, che ha portato queste idee a rompere il fronte dell’omertà culturale del totalitarismo laicista in più punti. Con rilevanti risultati nel discorso pubblico e nella stessa politica, dove la corsa alla cristianizzazione o anche alla semplice responsabilizzazione etica di partiti e candidati ha un andamento per certi versi impressionante, sebbene continuino a dominare vecchi riflessi e vecchi guru in camice bianco banditori del diritto di morire ma non del diritto di nascere.
Era già successo in parte con il dissenso laico e femminista in una battaglia solo apparentemente più semplice, quella contro l’abrogazione della legge 40 sulla fecondazione artificiale, che la chiesa del grande Ruini alla fine prese nelle sue capaci mani e guidò alla vittoria dell’astensione. Ma ora la riscrittura della mappa è completa, e legittimamente sorprendente per tutti. Non fa quindi scandalo la simpatia evidente per la nostra battaglia nel movimento cattolico profondo, ma con tutte le riserve sul carattere di questa mediazione politica e di questo linguaggio spiccatamente laico rispetto alle tradizionali vie di sfogo del consenso cattolico alla vita istituzionale. Non fanno scandalo il “benvenuto senza sottoscrizione” del segretario della Cei, che prende prudentemente le misure della cosa. Né le obiezioni, a titolo personale, del direttore dell’Osservatore Romano, il nostro stimato ex collaboratore Gian Maria Vian; o dei paolini o dei leader ciellini, particolarmente vivaci in questa ultima e confusa fase di politica autoreferenziale e culturalmente nichilista, che esclude l’etica dalla politica con una risorgenza di rigorismo machiavelliano.
Ecco: è saggio confermare, data la novità della cosa e il suo azzardo per la parte politico-elettorale, che niente fa scandalo, almeno per noi, di quanto viene dal mondo cattolico. E conforta, invece, la simpatia di fondo che si va esprimendo in mille modi.
Giuliano Ferrara
marzo 25th, 2008 at 5:36 pm
ancora credi alla favola di Polsco Iscariota: brao.