Il Consiglio Regionale per il Tibet

18 marzo 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Diritti (umani e altro), Libertà | 331 visite.

Questa mattina il Presidente Ettore Adalberto Albertoni ha aperto i lavori dell’aula con un messaggio di solidarietà nei confronti della popolazione tibetana. Nel corso della giornata, al massimo domani, voteremo una mozione di condanna della repressione cinese e solidarietà al Dalai Lama e al popolo tibetano.
Con un breve intervento ho voluto ricordare che le Olimpiadi sono un simbolo di Pace e fratellanza e che il Consiglio Regionale, anche attraverso il suo Presidente, deve spingersi fino alla minaccia del boicottaggio. Non possiamo permetterci che la repressione subisca ulteriori radicalizzazioni. Non possiamo permetterci che la forza economica della Cina condanni l’Europa ad assistere passivamente agli arresti e alle uccisioni.
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Aggiornamento: Qui, di seguito, il testo della mozione approvata dal Consiglio Regionale della Lombardia
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Mozione

 

 

Premesso che:

 

- la violenta repressione in Tibet che si sta verificando in questi ultimi giorni da parte delle autorità cinesi ha provocato decine di morti e feriti e migliaia di arresti;

 

- in tutto il mondo si sono levate proteste contro il governo cinese e organizzate manifestazioni in segno di solidarietà al popolo tibetano;

 

Viste

 

  • le numerose risoluzioni sul Tibet della sottocommissione delle Nazioni Unite per la prevenzione delle discriminazioni e la protezione dei diritti delle minoranze, del Congresso degli Stati Uniti d’America, del Parlamento europeo e dei vari parlamenti nazionali;

 

Considerato che

 

- tra poco più di quattro mesi la Cina ospiterà a Pechino la XXIX edizione dei Giochi Olimpici;

 

- le Olimpiadi rappresentano il simbolo universale della pace e della fratellanza tra i popoli;

 

- la Comunità Internazionale ha più volte fatto pressione affinché, proprio in vista delle Olimpiadi di Pechino, in Cina ci fosse un segnale importante di democrazia e di rispetto dei diritti civili;

 

- oltre alla pesantissima repressione in Tibet, le organizzazioni mondiali dei diritti civili denunciano come a pochi mesi dall’inizio di Pechino 2008 la situazione sia addirittura peggiorata, con una censura ancora più stretta sui media e su internet, sacerdoti in carcere, abusi continui su lavoratori, la polizia che disperde con la forza pacifiche manifestazioni;

 

Ricordato

 

- che dopo l’annessione del Tibet avvenuta nel 1949, nel 1950 le autorità tibetane, sotto costrizione, firmarono a Pechino l’”accordo in 17 punti”, che, pur sancendo l’annessione del Tibet alla Repubblica Popolare, garantiva anche la piena autonomia del Tibet e, in particolare, il riconoscimento del suo sistema politico e il pieno rispetto della libertà religiosa;


- che le risoluzioni delle Nazioni Unite 1353 del 1959, 1723 del 1961 e 2079 del 1965 chiedono la cessazione di qualsiasi pratica che privi il popolo tibetano dei suoi fondamentali diritti umani, compreso quello dell’autodeterminazione;


- l’istituzione nel 1965 della Regione Autonoma del Tibet (TAR) da parte delle autorità di Pechino;


- il conferimento nel 1989 del Premio Nobel per la Pace al Dalai Lama;


Il Consiglio regionale condanna

- la repressione in atto in Tibet da parte delle autorità cinesi;

esprime

- solidarietà al popolo tibetano e al suo capo spirituale il Dalai Lama;

sostiene

- i valori di democrazia e non violenza anche di fronte alla globalizzazione;

sollecita il governo italiano

- ad attivarsi da subito nei confronti delle autorità cinesi per l’immediata cessazione della repressione in atto nei confronti del popolo tibetano e per consentire il libero accesso ai mass media internazionali in Tibet;

invita

- la Giunta ad esporre al più presto e fino al termine delle Olimpiadi di Pechino, all’ingresso del Palazzo della Regione, una gigantografia con la bandiera tibetana e la scritta “Libertà in Tibet”;

- gli sportivi lombardi che parteciperanno alle prossime Olimpiadi a farsi portatori di un messaggio di libertà e di solidarietà al popolo tibetano;

- il Ministro degli Esteri, il Ministro dello Sport, il presidente del Coni a garantire il proprio sostegno politico agli atleti nazionali che per protesta chiederanno di non partecipare alle Olimpiadi;

- a trasmettere la presente mozione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai Presidenti delle Camere, ai Presidenti delle Commissioni Esteri di Camera e Senato, al Presidente del Parlamento Europeo, all’ambasciatore in Italia e al Console a Milano della Repubblica Popolare Cinese, ai Presidenti delle Regioni e dei Consigli Regionali.”.

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Link correlati:
- Il cielo sopra Pechino
- Aiutateci
- Presidio di solidarietà con il popolo tibetano. A Milano. Giovedì 20 marzo.
- Contraddizioni omofobiche
- Ragion di Stato estero


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9 Responses to “Il Consiglio Regionale per il Tibet”

  1. Susanna Chiesa Says:

    BEN FATTO !

    “Non possiamo permetterci che la forza economica della Cina condanni l’Europa ad assistere passivamente agli arresti e alle uccisioni.”

    Susanna

  2. giovanna Says:

    e partecipare con delle scritte appropriate sulla divisa, inquadrate magari sul podio? Ed iniziative contemporanee? Le olimpiadi possono essere usate come cassa di risonanza, chiaramente senza dimenticare il resto: non sia finità lì.

  3. Pol.sco. Says:

    La pancia del genocidio culturale
    La Tibetan’s Women Association denuncia che “il venti per cento di donne non può dare la vita per le sterilizzazioni forzate”. L’abortismo della Cina e la “libertà riproduttiva”. Unità mobili di medici a caccia di donne incinte
    Roma. Dalla città indiana dello Himachal Pradesh, dove risiede il governo tibetano in esilio, il Dalai Lama ha denunciato il “genocidio culturale” in corso da parte della Cina. Nel 1995 la filosofa dell’illuminismo Elisabeth Badinter, legata al Mouvement de libération des femmes, lanciò l’allarme sul grande genocidio culturale in corso in Cina e Tibet: la guerra contro l’utero femminile. “Non andiamo a Pechino” disse Badinter contro la Conferenza mondiale dell’Onu sulle donne e le “pratiche barbare cui dà luogo la politica del figlio unico, come sterilizzazioni e aborti forzati, anche negli ultimi mesi di gravidanza, casi di donne incinte legate e trasportate come bestiame negli ospedali per subirvi un aborto”. La scrittrice francese fece eco alla studiosa dei diritti umani Mary Ann Glendon, neombasciatrice americana presso la Santa Sede, fra le prime a scrivere contro “i programmi obbligatori di controllo delle nascite, le sterilizzazioni forzate, le pressioni ad abortire, la preselezione dei sessi e la conseguente distruzione dei feti femminili”. Pochi giorni fa il segretario delle Nazioni Unite, Ban ki-Moon, alla Commissione sullo status delle donne ha detto che “attraverso la pratica della selezione sessuale prenatale, un numero imprecisato di donne non ha neppure diritto alla vita”.
    Il Tibet è sventrato dal dispotismo demografico cinese. Ufficialmente la politica del figlio unico si applica soltanto a nazionalità di dieci milioni e il Tibet è considerato minoranza che esula dal protocollo draconiano. Nei fatti, l’aborto forzato e la sterilizzazione sono i metodi più usati per realizzare quel genocidio di cui parlava la Badinter. L’articolo 49 della Costituzione cinese obbliga le coppie alla pianificazione familiare. Figli unici, figli maschi, figli sani. Molte testimonianze sul Tibet provengono dalla International Physicians for Human Rights, come i tanti racconti su unità mobili di medici cinesi che setacciano il territorio in cerca di donne incinte e i monaci che hanno assistito alla deportazione delle donne in gravidanza. Nell’aprile del 1994 a Nuova Delhi ci fu una grande manifestazione tibetana contro gli aborti forzati. Il Dipartimento di stato americano accusa da anni la Cina di praticare aborti forzati in Tibet.
    Stando alle cifre incredibili diffuse dalla Tibetan Women’s Association, “il venti per cento delle donne tibetane non è più in grado di dare la vita a causa delle sterilizzazioni”. L’occidente ha grandi colpe. Nafis Sadik, direttore dell’Unfpa, l’agenzia dell’Onu sulla demografia, disse nel 1991 che i cinesi devono essere “orgogliosi” della politica del figlio unico e che l’Onu “avrebbe propagato le esperienze della Cina nel controllo della popolazione”. Quando in Asia le donne rivendicano “libertà riproduttiva”, intendono la libertà di accogliere la vita e la liberazione dal cancro abortista. Per le donne cinesi, tibetane e indiane, “libertà riproduttiva” non è un eufemismo per profumare la cultura della morte. E’ un inno alla libertà.

  4. Susanna Chiesa Says:

    Purtroppo notizie ricevute da fonti attendibilissime rivelano che i morti accertati in TIBET siano 400 !!!!!

    BOICOTTIAMO LA CINA, LE OLIMPIADI e tutti i suoi PRODOTTI !!!!

  5. Lara Saraceni Says:

    Oggi mi dispiace ancora di più il fatto che durante la visita in Italia del Dalai Lama a Dicembre 2007 nessuna autorità italiana che conta abbia avuto il coraggio di riceverlo : per non “irritare” le autorità cinesi.
    E’ inevitabile ma un pò ipocrita esprimere protesta oggi. Chissà, saremo arrivati a tanto anche se avessimo dimostrato più coraggio e determinazione qualche mese fa, ma questo non ci esonera dai nostri doveri morali .
    Ricordo che le repressioni di qualche mese fa contro i monaci buddhisti in Birmania sono per noi, ad oggi , già notizia vecchia. Ma per loro ?
    Temo che anche questa volta finiranno per prevaricare gli interessi economici sui diritti degli uomini . Se è questa la società che vogliamo, allora accomodiamoci, non resta molto da fare per raggiungere l’obiettivo. Ci vuole coraggio e continuità nel procedere contro la Cina in questa vicenda. Noi singoli possiamo solo boicottare i prodotti e le Olimpiadi . Ma se i governi sono tanto prudenti nei confronti della Cina immagino che ci siano interessi macroeconomici più influenti della salsa di soja o l’olio di tigre.. Allora , troveremo il coraggio di toccare i grandi interessi ? Attendo un segnale IMPORTANTE . Grazie.

  6. CCC Says:

    L’Agenzia Regionale Lombarda in Cina presieduta dal Presidente Formigoni dovrebbe come minimo chiudere le attività.
    Qualche notizia su dichiarazioni di Formigoni?

  7. Pol.sco. Says:

    La Lega Lombarda e la Destra di Storace sono per il boicottaggio delle Olimpiadi e dei prodotti della dittatura comunista cinese

  8. spazzascorretti Says:

    in tempo di pace però..salta nel sacco!

  9. Susanna Chiesa Says:

    FAVOREVOLE A BOICOTTARE TUTTI I PRODOTTI CON MARCHIO “made in China” o “made in PRC”.

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