Estremisti di centro e provocatori di professione

Questo articolo di Repubblica mi ha fatto molto pensare. Sono convinto, profondamente, che per moralizzare la politica si debba sempre partire dal credito della buona fede agli avversari. L’inverso è demagogia, è populismo è indebolimento del gioco democratico. Provoca maggiori guai di quelli che annuncia di voler risolvere.
Ma leggendo il programma di Giuliano Ferrara, mi sono convinto che lui sia mosso, se non da malafede e da uso spregiudicato della politica, almeno da un atteggiamento pre-politico, un atteggiamento psicologico che lo vuole sempre provocatorio, mai costruttivo e innamorarsi di un’idea non per le valutazioni che li lo hanno portato ma per il rumore che riesce a fare intorno a se.
Detto questo, se anche la Cei e l’Avvenire giudicano estremista Giuliano Ferrara, perchè non dicono ora la stessa cosa di Roberto Formigoni che era parte del suo progetto tanto da essere la Lombardia l’unica Regione dove la lista anti-aborto non si presenterà?

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8 Responses to “Estremisti di centro e provocatori di professione”

  1. Pol.sco. Says:

    23 febbraio 2008
    Aborto, la bandiera segreta
    Qui si svela perché quasi tutti i progressisti non accettano il confronto
    C’è da domandarsi: ma perché lo fanno? Perché “Giuliano il mammano”? Perché l’ossessivo “la 194 non si tocca”? Perché “le donne non sono assassine”? I progressisti, dal lancio della moratoria a fine dicembre e particolarmente ora che la moratoria per l’aborto si affaccia sulla scena o sceneggiata politica con una sua lista pazza, non hanno accettato un onesto confronto. Hanno lanciato anatemi, descritto per quel che non è e deformato fino al grottesco la posizione avversaria, si sono perfino inventati una montatura giornalistica sul caso dell’aborto di Napoli, che si è ritorta contro di loro. All’inizio si poteva pensare che tale reazione scomposta e abusiva potesse essere legata al fatto che ci eravamo spiegati male. Ma non si troverà, salvo la legittimità da noi liberalmente riconosciuta dell’opposizione di principio a qualunque legge abortista, una sola riga in cui non sia chiaro il sostrato necessario di ogni nostro pensiero e azione: nessuna donna può essere obbligata a partorire, nessuna donna deve essere perseguita penalmente perché rifiuta la maternità, tutte le donne devono essere libere di non abortire. Allora ci deve essere un’altra spiegazione. Abbiamo pensato in un secondo momento al panico. E qui siamo già più vicini a una diagnosi precisa. L’aborto è la grande rimozione della nostra epoca. E il rimosso incide nella forma della paura, dell’incubo, su chi lo pratica privatamente e pubblicamente. Qualche meccanismo mediatico di sostegno, ed ecco l’esplosione ideologica che porta il pensiero progressista alla fine della capacità di distinguere, argomentare in base a una lettura responsabile della cosa e delle diverse opinioni, in una deriva di propaganda generica che era evidente nell’ossessiva ripetizione di formule a tutela della donna offesa opposte dalla bella Daria Bignardi, nel suo programma della Milano chic, all’affermazione: “L’aborto è maschio”.

    Purtroppo questo non spiega tutto. La verità finale è negli altri titoli, che Liberazione, il quotidiano del rimosso ideologico progressista e libertario-comunista, ha avuto il folle coraggio di pubblicare: “l’aborto non è un dramma” e “il feto non è vita”. Qui siamo al dunque. Nessuno dei progressisti osa confessarlo nemmeno più a se stesso, ma la verità dell’aborto, inteso non come soluzione contro la clandestinità dell’interruzione selvaggia delle gravidanze, bensì come pratica ormai moralmente indifferente, costume e vita quotidiana, è nel concetto di autodeterminazione e sovranità procreativa. La scelta è ideologica, è suggerita dalla furbizia del potere maschile, e consiste nell’idea che la donna è sovrana e sola nel decidere un atto che è di schiavismo genetico, nel decidere al posto di un altro e senza coinvolgere il maschio che con lei ha concepito il suo bambino. Non fosse così, i progressisti avrebbero trovato l’intelligenza e il coraggio di dire: la chiesa oggi riconosce che non si può tornare all’aborto clandestino e chiede di discutere le derive eugenetiche dell’aborto di massa, l’abortismo di stato in Asia e le politiche pubbliche tendenti a ridurre l’aborto a un modello di grado zero in occidente. Affrontiamo con serenità il problema, discutiamo e troviamo un compromesso. Solo poche leader femminili e progressiste (e la lettera di Franca Bimbi forse va in questa direzione come altri interventi di Claudia Mancina e Emma Fattorini, belli ma rari) hanno avuto questo impulso. Le altre no, perché del rimosso abortivo fa parte l’ideologia delle ragazze del secolo scorso, oggi diventata conformismo e pratica inconsapevole di massa con l’ausilio fattivo dei ragazzacci del secolo scorso.
    Giuliano Ferrara

  2. Pol.sco. Says:

    ABORTO? NO GRAZIE

    Il programma serio della lista pazza
    Roma. I nostri candidati si impegnano a:

    Promuovere legislativamente il dovere di seppellire tutti i bambini abortiti nel territorio nazionale, in qualunque fase della gestazione e per qualunque motivo. Le spese sono a carico del pubblico erario.
    Vietare per decreto legge l’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486 e simili veleni capaci di reintrodurre la convenzione dell’aborto solitario e clandestino contro lo spirito e la lettera della legge 194 di tutela sociale della maternità.
    Stabilire per via di legge che accoglienza, rianimazione e cura dei neonati sono un compito deontologico dei medici a prescindere da qualunque autorizzazione di terzi.
    Emendare l’articolo 3 della Costituzione, comma 1. Dove è scritto “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.
    Impegnare il governo della Repubblica a costruire un’alleanza capace di emendare la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite all’articolo 3. Dove è scritto “ogni individuo ha diritto alla vita” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.
    Difendere la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, escludendo per via di legge e linee guida interpretative ogni possibilità, adombrata in recenti sentenze giudiziarie, di introdurre la pratica eugenetica della selezione per annientamento dell’embrione umano al posto della cura e della relativa diagnostica terapeutica. Introdurre nei primi cento giorni una moratoria per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sulla falsariga di quella europea abbandonata dal governo Prodi, e rafforzare la ricerca sulle staminali adulte o etiche.
    Fondare in ogni regione italiana una Agenzia per le adozioni il cui compito specifico sia quello di favorire l’adozione, con procedura riservata e urgente, di quei bambini che possono essere sottratti a una decisione abortiva di qualunque tipo.
    Adottare le modalità del “Progetto Gemma” sul sostegno materiale alle gestanti in difficoltà e alle giovani madri di ogni nazionalità e status giuridico per la prima accoglienza e educazione dei bambini, con l’erogazione di consistenti somme per i primi trentasei mesi di vita dei figli.
    Applicare la parte preventiva e di tutela della maternità della legge 194. Potenziare in termini di risorse disponibili e di formazione del personale pubblico, valorizzando il volontariato pro vita, la rete insufficiente dei consultori e dei Centri di aiuto alla vita in ogni regione e provincia italiana.
    Triplicare i fondi per la ricerca sulle disabilità e istituire una Agenzia di tutela e integrazione del disabile in ogni regione italiana.
    Sostenere con sovvenzioni pubbliche adeguate l’attività dell’associazione di promozione sociale denominata Movimento per la vita.
    Le risorse per il programma elettorale sono da fissare nella misura di mezzo punto calcolato sul prodotto interno lordo e verranno rese disponibili attraverso lo stanziamento di 7 miliardi di euro attualmente giacenti presso i conti correnti dormienti in via di smobilitazione e altri cespiti di entrata.

  3. Pol.sco. Says:

    Battaglie culturali
    Moratoria sull’aborto
    Lettera al Segretario Generale delle Nazioni Unite
    Pubblichiamo il testo della lettera al segretario generale dell’Onu giˆ sottoscritta da autorevoli personalitˆ internazionali. Diffondetelo nel mondo e fatelo sottoscrivere. Le firme vanno inviate a moratoria@ilfoglio.it

    Sono arrivate le prime adesioni internazionali alla lettera indirizzata al Segretario Generale delle Nazioni Unite promossa dal Foglio.

    A Sua Eccellenza Dr Ban Ki-Moon – Segretario Generale delle Nazioni Unite
    Alle Loro Eccellenze primi ministri e capi di stato delle Nazioni Unite

    In questi ultimi sessant’anni sono stati presi notevoli provvedimenti e fatti rilevanti sforzi per creare e sostenere gli strumenti giuridici intesi a proteggere gli ideali espressi nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo approvata il 10 dicembre del 1948 a Parigi. Negli ultimi tre decenni sono stati effettuati pi di un miliardo di aborti, con una media annua di circa cinquanta milioni di aborti. Secondo l’ultimo rapporto dello United Nations Population Fund, in Cina si corre il rischio di aborti, incentivati e anche coattivi, per decine di milioni di nascituri in nome di una pianificazione familiare e demografica di stato. In India, per una selezione sessista, sono state eliminate prima della nascita milioni di bambine in 20 anni. In Asia l’equilibrio demografico  messo a rischio da un infanticidio di massa che sta assumendo proporzioni epocali. In Corea del nord il ricorso all’aborto selettivo tende alla radicale eliminazione di ogni forma di disabilitˆ. Anche in occidente, l’aborto  diventato lo strumento di una nuova eugenetica che viola i diritti del nascituro e l’uguaglianza tra gli uomini, portando la diagnostica prenatale lontano dalla sua funzione di preparazione all’accoglienza e alla cura del nascituro e vicino al criterio del miglioramento della razza, distruggendo cos“ gli ideali universalistici che sono all’origine della Dichiarazione universale del 1948.
    Sottoponiamo alla Sua e alla Vostra attenzione una richiesta di moratoria delle politiche pubbliche che incentivano ogni forma di ingiustificato e selettivo asservimento dell’essere umano durante il suo sviluppo nel grembo materno mediante l’esercizio di un arbitrario potere di annichilimento, in violazione del diritto di nascere e del diritto alla maternitˆ. L’articolo 3 della Dichiarazione universale afferma che “ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertˆ e alla sicurezza della propria persona”. Chiediamo ai rappresentanti dei governi nazionali che si esprimano a favore di un emendamento significativo al testo della Dichiarazione: dopo la prima virgola, inserire “dal concepimento fino alla morte naturale”. La Dichiarazione universale si riferisce infatti ai diritti umani “eguali e inalienabili” e proclama solennemente che gli esseri umani hanno una “dignitˆ inerente a tutti i membri della famiglia umana” (Preambolo). La scienza, alcune delle cui maggiori scoperte in campo genetico sono posteriori alla Dichiarazione, documenta inconfutabilmente l’esistenza di un patrimonio genetico umano giˆ nell’embrione, un patrimonio unico e irripetibile, fin dal primo stadio del suo sviluppo. La Commissione britannica Warnock, nel 1984, fa del quattordicesimo giorno dal concepimento la soglia oltre la quale un embrione  non soltanto un essere umano, ma titolare del diritto a non essere manipolato sperimentalmente. I governi devono preservare e proteggere questi diritti naturali, che comprendono il diritto a un “patrimonio genetico non manipolato”.
    La Dichiarazione del 1948 fu la risposta del mondo libero e del diritto internazionale ai crimini contro l’umanitˆ giudicati tre anni prima a Norimberga. In risposta alla pratica eugenetica dei medici nazisti, la World Medical Association nel 1948 adott˜ la Dichiarazione di Ginevra nella quale si afferma: “Rispetter˜ la vita umana, a partire dal momento del concepimento”. L’articolo 6 dell’International Covenant on Civil and Political Rights, voluta dalle Nazioni Unite nel 1966, stabilisce che “ogni essere umano ha un inerente diritto alla vita”. L’aborto selettivo e la manipolazione selettiva in vitro sono oggi la principale forma di discriminazione su base eugenetica, razziale e sessuale nei confronti della persona umana. Quella stessa persona umana che le Nazioni Unite tutelano all’articolo 6 della propria carta dei diritti. A sessant’anni dalla proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo  necessario rinnovare la nostra principale fonte di ispirazione umanitaria attraverso un emendamento all’articolo 3. Desideriamo perci˜ richiamare i governi a un profondo rispetto dei diritti della persona, il primo dei quali  l’inviolabile diritto alla vita.

    Con osservanza
    RenŽ Girard, antropologo membro dell’AcadŽmie franaise
    Lord David Alton, membro della Camera dei Lord
    Roger Scruton, filosofo inglese al Bircbeck College
    John Haldane, professore di filosofia alla St. Andrews University
    George Weigel, teologo e biografo di Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger
    Robert Spaemann, professore emerito di Filosofia all’Universitˆ di Monaco
    Suor Nirmala Joshi, Superiora delle Missionarie di Madre Teresa di Calcutta
    Josephine Quintavalle, direttrice del Comment on Reproductive Ethics
    Paola Bonzi, Centro di aiuto alla vita della clinica Mangiagalli di Milano
    Pierre Mertens, presidente della Federazione internazionale Spina Bifida
    Jean-Marie Le MenŽ, presidente della Fondation JŽr™me Lejeune
    Alan Craig, presidente della Christian Peoples Alliance inglese
    Richard John Neuhaus, teologo e direttore di First Things
    Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita italiano
    Lucetta Scaraffia, docente di storia all’Universitˆ La Sapienza di Roma
    Bobby Schindler, fratello di Terri Schiavo

  4. Virgilio Says:

    Brutta cosa il fanatismo scorretto.

  5. Pol.sco. Says:

    Il Papa si è fermato a salutare il direttore del «Foglio» Giuliano Ferrara a conclusione di una messa che ha celebrato nella chiesa romana di Santa Maria Ausiliatrice. Allontanandosi dall’altare, Benedetto XVI, prima di recarsi in sagrestia per lasciare i paramenti liturgici e salutare gli operatori pastorali della parrocchia, si è soffermato alcuni momenti con il promotore della lista elettorale «Aborto? No grazie» che ha assistito alla messa seduto ad un banco in prima fila. Con Ferrara – che abita nel quartiere di Testaccio in cui sorge la chiesa – il Papa ha scambiato alcune brevi battute

  6. Pol.sco. Says:

    http://uruguay.indymedia.org/uploads/2007/06/aborto.jpgmid.jpg

  7. Pol.sco. Says:

    http://homepage.esoterica.pt/~nx9ggj/ultimoreduto/aborto.jpg

  8. Pol.sco. Says:

    http://www.paoloaragona.com/images/bimbo1.jpg

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