La politica all’incontrario

Messaggio per gli amici del centro sinistra. Non è una vittoria la caduta del Governo Prodi. I riformisti si candidano per vincere e riformare. Non è utile un voto a perdere. La grande coalizione può nascere dal voto e dall’incapacità di formare governi politici, non dai programmi.

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4 Responses to “La politica all’incontrario”

  1. rula Says:

    Ferrara è molto intelligente solo in Italia. In Francia viene condannato per violazione del diritto d’autore.

    Con tutte le baggianate che dice, sempre comunque accreditate di grande intelligenza, vien da chiedersi che ne sarebbe di Giuliano Ferrara in un paese serio, cioè diverso dall’Italia. Una risposta giunge dalla Francia, dove il Molto Intelligente è stato appena condannato in appello (e dunque in via definitiva) dal Tribunal de Grande Instance di Parigi per contraffazione di opera d’ingegno e violazione del diritto d’autore ai danni di Antonio Tabucchi.

    Il fatto risale all’ottobre 2003, quando Tabucchi inviò un articolo a Le Monde, ma se lo vide pubblicato, in anteprima e senz’autorizzazione, sul Foglio (un correttore di bozze del quotidiano parigino l’aveva inviato per amicizia a Ferrara, senza prevedere che questi l’avrebbe fregato e messo in pagina).

    Ora Ferrara dovrà sborsare 34mila euro in tutto: 10mila di multa allo Stato francese, più 3mila per aver appellato temerariamente la condanna di primo grado; 12mila di danni a Tabucchi; 9mila per finanziare la pubblicazione della sentenza su Le Monde, Le Figaro e Libération. Naturalmente, se Ferrara avesse vinto la causa, la notizia sarebbe uscita su tutti i giornali. Invece l’ha persa, dunque silenzio di tomba. Ma l’aspetto più interessante del processo non è la sentenza. È l’incredulità dei francesi – giudici, avvocati e giornalisti – di fronte a quel che dice Ferrara. Anzi, di fronte a Ferrara tout court, che al di là del Monginevro è visto come un fenomeno da baraccone. Il suo interrogatorio in tribunale è uno spettacolo da far pagare il biglietto.

    Nell’articolo rubato, Tabucchi ricordava i trascorsi di Ferrara come informatore prezzolato della Cia. Il giudice domanda all’interessato se la cosa sia vera. Ferrara risponde che sì, fu lui stesso a rivelarlo sul Foglio. Ma era una balla, che lui chiama «provocazione»: tant’è che ¬ aggiunge ¬ non ci sono le prove. La nuova frontiera del giornalismo da lui inaugurata – spiega – prescinde dalla verità. Figurarsi la faccia dei giudici parigini dinanzi a questo «giornalista» ed ex ministro italiano che si vanta di raccontare frottole sulla propria vita e aggiunge: trovate le prove di quel che scrivo, se ne siete capaci.

    Lo condannano su due piedi. Lui ricorre in appello, eccependo fra l’altro sulla competenza territoriale del Tribunale parigino, manco fosse Previti o Berlusconi al Tribunale di Milano. Eccezione respinta con perdite. Quanto al merito, ricordano i giudici di seconda istanza, il Molto Intelligente è colpevole per definizione: «Il 4 novembre 2006 Ferrara veniva interrogato e sosteneva che in Italia è usanza giornalistica pubblicare documenti senza autorizzazione per rispondere a essi senza che la cosa comporti una contraffazione».

    Dopo aver finito di ridere, i giudici ribattono che pubblicare sul Foglio un articolo destinato a Le Monde «senza il consenso dell’autore né di Le Monde costituisce a pieno titolo contraffazione» e «non è seriamente sostenibile che un delitto di contraffazione sia legittimato da una sorta di diritto di replica preventivo rispetto alla pubblicazione».

    Ferrara, se voleva replicare a Tabucchi, doveva attendere che l’articolo uscisse su Le Monde. Il Tribunale aggiunge sarcastico che una diversa «eventuale usanza italiana, ammesso che esista, non si applicherebbe comunque al diritto francese». E conclude sottolineando «la piena consapevolezza che l’imputato (Ferrara, ndr) aveva del suo delitto e del cinismo con cui l’ha commesso», ergo «va dichiarato colpevole dei fatti a lui addebitati». Insomma: certi sofismi, furbate e corbellerie Ferrara li vada a raccontare agli italiani, che hanno smarrito il senso del pudore, della decenza e della vergogna.

    In Francia non attaccano. Infatti, riportando la sentenza, il Nouvel Observateur descrive Ferrara come nemmeno un giornale di estrema sinistra oserebbe dipingerlo. Cioè per quello che è: «maschera della tv trash», «specializzato nella denigrazione di chi si oppone a Berlusconi» e nel «servilismo giornalistico» che gli è valso la direzione di Panorama e del Foglio, sempre «indipendente come si può essere quando l’editore è la moglie di Berlusconi».

    Nessun accenno alla sua grande intelligenza. In controtendenza con la fuga dei cervelli dall’Italia, quello di Ferrara all’estero non lo nota nessuno. Non pervenuto.

  2. Pol.sco. Says:

    VERGOGNA, SENTIMENTO LAICO
    Scritto da GIULIANO FERRARA Il 16/01/2008
    Una minoranza laicista e ignorante nega al Papa il diritto di parola

    La vergogna è un sentimento laico, oggi. Vergogna per il fatto che una minoranza laicista ignorante, intollerante, violenta è riuscita a togliere il diritto di parola a un filosofo e teologo accolto a braccia aperte nelle principali università di tutto il mondo, prima e dopo la sua elezione a Papa. Vergogna per il fatto che una grande Università europea, fondata da Bonifacio VIII nel quattordicesimo secolo, è stata degradata ulteriormente e addirittura abbassata sotto l’infimo rango che purtroppo è suo da molti anni, quello di epicentro dell’insolenza intellettuale, dell’idiosincrasia epidermica verso il confronto delle idee e delle culture, di una corsa irrazionalistica verso il vuoto nichilista nella forma della beceraggine, del dileggio, del linciaggio in effigie travestito da goliardismo e da anticlericalismo.
    L’Università di Roma “La Sapienza” è la stessa da cui fuggì il filosofo Lucio Colletti, la stessa in cui fu intimidito lo storico Renzo De Felice, la stessa in cui si è costruita la cattedra collettiva dei peggiori maestri della cultura italiana, in testa il grottesco palindromo che tutti sanno e che per discrezione è meglio non nominare, insieme con l’asineria e la marginalità sociale di generazioni di studenti messi nelle condizioni di non apprendere un briciolo di verità razionale e umanistica e di disimparare sistematicamente quello che le generazioni precedenti di docenti e discenti avevano amorevolmente coltivato nelle sinuose vie di una storia secolare. Tutto questo in odio a un uomo mite, colto, sensibile, il professor Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, il cui pensiero è regolarmente travisato, per stupidità ideologica, da coloro che pretenderebbero per sé la palma del libero pensiero.
    A questa vergogna incancellabile, alla quale come sempre hanno cooperato le vecchie barbe del laicismo di convenienza e d’abitudine annidate nel cuore dell’editoria e della cultura italiane, cercheremo di porre un piccolo argine culturale e civile questa sera, riunendoci in condizioni di emergenza per una serata di conversazione laica sulla libertà di parola così banalmente e violentemente tradita dai soliti chierici che sono la vergogna dell’Europa dagli anni Trenta ad oggi, senza apprezzabili variazioni di stile e di tono.

  3. Pol.sco. Says:

    Quel professore e Papa della ragione, a disposizione del suo tempo
    Scritto da GIULIANO FERRARA Il 17/01/2008
    Benedetto XVI fa un nuovo regalo all’occidente e agli uomini liberi e responsabili: un gran discorso laico (censurato) sulla ricerca della verità

    Quando fu eletto, tra i nostri laicissimi applausi di atei devoti (formula ironica e autoironica), lo definimmo Papa della ragione. La fede nell’avvenimento cristiano in un successore di Pietro è implicita, l’apertura alla ragione, e generosa e dialogante, era invece una scelta, una caratterizzazione che nasceva, oltre che da antiche radici patristiche agostiniane e tomiste, dallo stile e dalle idee dell’ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e dal lungo e splendente papato del suo predecessore Giovanni Paolo II. Ci era sembrato, da molto tempo e in modo esplosivo da qualche anno, che quel teologo e pastore della chiesa cattolica fosse, nella sua adamantina sicurezza intellettuale e anche nella sua mitezza, qualcuno che si metteva a disposizione del suo tempo. In questo una vera creatura del Concilio Vaticano II, sebbene un critico rigoroso di certi approdi che nel dopo- Concilio avevano compromesso alcuni aspetti della identità cristiana e cattolica nel mondo. Mettersi a disposizione del tempo, senza farsene divorare, voleva dire, per quel cardinale teologo venuto dalla Baviera, discutere in modo impegnativo e nel segno del reciproco ascolto di stato e laicità, di etica e cittadinanza, con un rilevante intellettuale europeo come Jürgen Habermas, per esempio, o di scienza e storia con Ernesto Galli della Loggia, per esempio, o di radici cristiane dell’Europa con Marcello Pera, e con tante altre espressioni della cultura scientifica e mondana in Europa e nel mondo moderno. Voleva dire anche ingaggiare epiche battaglie intorno al cristianesimo marxista dei teologi della liberazione nel mondo ispanico e latinoamericano, puntando, ben prima della fine del comunismo storico, su un argomento razionale che poi da Papa confermerà nella enciclica Spe salvi: per quanto Marx abbia argomentato vigorosamente la necessità di riformare le strutture, confinare la speranza escatologica degli uomini e delle donne che abitano la terra in nuovi ordinamenti mondani, e solo in quelli, è illusorio.
    Quella disponibilità verso il tempo, il professor Ratzinger, come prima di lui Paolo VI nella drammatica enciclica Humanae vitae, promulgata giusto quarant’anni fa, la espresse opportune et importune, come dice San Paolo citato oggi da un nostro squisito lettore. La esprimeva cioè, con coraggio e lucidità intellettuale, accompagnando e insieme contrastando l’aria del tempo. Fu così quando parlava delle donne moderne, sollecitando spesso risposte non banali del femminismo internazionale; quando diceva la sua sulla morale sessuale e familiare, sollevando polveroni ed equivoci ma anche questioni di una certa importanza, che solo la mentalità del pregiudizio poteva esorcizzare con l’astio e l’irrisione. Che un uomo poi vestito di bianco, titolare di un deposito di fede e di cultura così incontestabilmente profondo, intendesse rinnovare l’archivio aureo del cristianesimo di tutti i tempi con le sue conferenze di teologo e i suoi libri, e con le sue omelie di pastore, mettendosi a confronto in ogni campo con le grandi e piccole faccende del nostro modo di ragionare, affrontando i labirinti del nichilismo filosofico, dell’esistenzialismo e del decostruzionismo postmoderno, sembrava a noi atei devoti (form. iron. et autoiron.) una laica benedizione o più modestamente un aiuto insperato in un’epoca di svuotamento tendenziale del significato del vivere e del convivere. Specie in relazione al risveglio del temperamento più fanatico di un certo islamismo radicale, che proponeva come cura violenta del relativismo occidentale l’assolutezza della legge teocratica.
    Non ci eravamo sbagliati, e questo è tutto. Lo dimostra il magnifico discorso “universitario” che pubblichiamo al posto della tradizionale prima pagina, due giorni dopo la vergogna laica che abbiamo provato per l’insipienza dei sapienti che hanno impedito a quelle parole di suonare il loro suono sempre aperto al contraddittorio nell’aula magna della più grande, e della più miserabile, oggi, Università europea. Il direttore di Repubblica, che ha fatto di noi ratzingeriani laici il suo piccolo capro espiatorio per cavarsi d’impaccio nel tremendo contrappasso causato dalla demenza intollerante di gente del suo mondo, deve ora farci la grazia di rivedere i suoi giudizi con onestà. Non siamo disponibili, come lui ingenuamente chiede, a conversioni forzose, magari per pregare un Dio finalmente trovato in una dimensione esclusivamente privata, come a lui piacerebbe, tacendo sul resto e lasciando campo libero ai salon spenti dell’illuminismo per dettare l’agenda del pensiero. E continueremo, possibilità che ci offre un tollerante e laico Papa della ragione, a lasciarci sollecitare e interrogare nel coraggio della verità e della sua ricerca.

  4. no mafia Says:

    Ferrara non gode di autorevolezza condivisa ed è osservato speciale.

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