Dialoghi lecchesi (del Canile e della Brambilla)

15 settembre 2007 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Animali, Michela Brambilla, Sprechi | 378 visite.

Vincino, Il Foglio del 12.09.2007Conferenza stampa oggi, davanti al Canile di Lecco, per spiegare che chiediamo semplicemente la verità: come sono trattati i cani, perchè è stata sospesa l’attività dei volontari – che chiedono di riprendere servizio! – e perchè il Comune di Lecco non fece una regolare gara d’appalto.
Con me e i Verdi c’erano Susanna Chiesa, Luca Perego dei Radicali e gli altri volontari, tanti, tutti a chiedere di entrare e di ricominciare a dare un po’ di sollievo ai cani.
Poi è arrivata la Brambilla, irrompe senza salutare in conferenza stampa e porta via alcuni (pochi) giornalisti. Vuole dimostrare che ama gli animali tanto quanto scrive nelle sue rubriche sul giornale. In realtà fornisce molte conferme, anche durante la nostra visita, postiscipata alle 17.00: un piccolo sgarro che le avrà dato tanta soddisfazione.
Si difende la Presidente dei Circoli della Libertà dicendo che 60 mila euro all’anno per gestire il canile sono troppo pochi. Probabilmente è vero. Infatti, le foto dei volontari e il video, presto su youtube, testimoniano condizioni indecenti. Probabilmente è vero anche perchè ai 60 mila euro l’anno devono aggiungersi i 52 centesimi all’anno per ogni abitante (umano) dei tanti altri Comuni che si sono convenzionati. Quanti e quali sembra essere segreto di stato…
A Michela Brambilla ho chiesto “perchè non fai più entrare i volontari?”. “Perchè ora devono avere la tessera della Lega Italiana per la Difesa degli Animali (Leida), non più quella della Lega Nazionale per la Difesa del Cane” mi ha risposto.
Non capisco e glielo dico: “Ma come, in bacheca c’è scritto che la tessera deve essere quella della LNDC”.
“Si – ha ribattuto la Brambilla – ma il cartello è vecchio, dobbiamo sostituirlo…”.
“Va bene è vecchio ma se Susanna Chiesa ora vuole iscriversi alla Leida la lasci tornare ad assistere il cane che le era stato affidato?”
La Brambilla qui si fa più imbarazzata, lancia un’occhiata alla sua giovane e bionda assistente per poi rispondere che “Ogni iscrizione deve essere convalidata dal direttivo”. “Benissimo – replico io – allora facciamo la tessera e il direttivo la approverà o la respingerà come avviene in qualsiasi altra associazione. Di solito, se non ti chiami Al Capone, è un proforma…”
Fosse così semplice… “No, deve rispondere ai requisiti dello statuto”.
“Ma scusa, tu gestisci soldi pubblici – è stata la mia ultima considerazione – e l’associazione deve essere trasparente anche nelle iscrizioni dei soci. E deve essere democratica, per statuto”.
Probabilmente, però, a Michela Brambilla non interessa che 40 volontari spendano tempo e denaro propri per dare un’ora di benessere agli animali. In questo momento di “alta politica” interessa di più tenerli lontani dalle celle dei cani… E impedirgli di raccontare alla stampa.
E allora noi continueremo a chiedere chiarezza e benessere per i trecento cani.

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3 Responses to “Dialoghi lecchesi (del Canile e della Brambilla)”

  1. Piermar Says:

    E’ dalle piccole cose che si capisce come è una persona.
    Se non riesce a gestire nemmeno un canile, è normale che riesca fare solo cagnara in politica.
    Vai Saponaro!!!
    ..per il bene dei Pittbull!!!

  2. Marcello Saponaro Says:

    I pitbull… ahahah quanto tempo è passato da quando ci chiamavano così… ;-)

  3. Pol.sco. Says:

    Ora è già bello se vi chiamano chiwwawa, date le dimensioni…

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