Leggo con interesse su gnuvox il bell’articolo sulla questione del digital divide.
Come noto il digital divide e’ quello spazio teorico che separa quanti hanno accesso all’informazione per via telematica da coloro che questo accesso non lo hanno.
E’ il caso della poverissima africa e di molti paesi del terzo e del quarto mondo, che hanno anche enormi problemi infrastrutturali ma e’ anche un problema del primo mondo, e della ricca Lombardia, dove il PC rappresenta ancora un bene di lusso e sono molti a non avere accesso alla rete.
Infatti nonostante una notevole presenza di infrastrutture la situazione in molte scuole primarie e secondarie e in molte biblioteche, per parlare degli hub naturali per l’accesso all’informazione e’ ancora disastrosa. D’altra parte assistiamo a uno sciupio di risorse straordinario, considerando quanti PC vengono dismessi ancora funzionanti a causa del cambio di sistema operativo, sempre piu’ avido di risorse.
E’ assurdo. Un sacco di rifiuti (i PC funzionanti appunto) e molte persone che non possono accedere alla rete a causa di mancanza di strumenti adatti.
La soluzione esiste, il software libero che, grazie alla sua modularità, consente di recuperare vecchi PC e di metterli a disposizione di chi ne ha bisogno, senza costi di licenza, attraverso distribuzioni che oltre ad essere liberamente scaricabili dalla rete, consentono di mettere le mani nel software, dando la reale possibilità di capire che cosa succede e come funzionano le macchine.
Ci abbiamo lavorato e ci stiamo lavorando con il progetto politica del software che ha porodotto un PDL ora al vaglio per la discussione in commissione.
E’ necessario continuare a lavorare affinche il software libero e i formati aperti diventino un’ asset per la PA lombarda e non solo.