Le radici della ‘ndrangheta (mercoledì 26 a Bergamo)

24 ottobre 2011

LE RADICI DELLA ‘NDRANGHETA
di Mario Andrigo e Lele Rozza (Ed. Nutrimenti)

Presentazione a Bergamo, mercoledì 26 Ottobre ore 18.00

Partecipano:

  • Roberto Bruni, Avvocato, già Sindaco di Bergamo
  • Paolo Berizzi, inviato de La Repubblica, scrittore
  • Mario Andrigo, autore, già sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Negli ultimi anni si è occupato di alcuni dei principali processi di ‘ndrangheta, ed è stato pm nel processo per il delitto Fortugno
  • Lele Rozza, laureato in filosofia, da anni gestisce aziende profit e no profit. Prestato alla politica per alcuni anni, ha fatto il ghostwriter e si è occupato di comunicazione istituzionale
  • Presenta e coordina, Marcello Saponaro

IL CAFFE’ LETTERARIO
via San Bernardino 53, 24122 Bergamo

 

Un fenomeno locale e originariamente circoscritto che si espande fino a diventare una ‘multinazionale’ del crimine. Oggi più che mai è necessario conoscere la dimensione storica, sociale e culturale da cui trae la sua origine e di cui tuttora si alimenta la ’ndrangheta, tra miti, lotte sociali e sopraffazioni. Perché le mafie affondano le loro radici prima che nel territorio, prima che nella propria forza economica e addirittura militare, nel silenzio che le circonda, nell’impunità di cui godono, nell’indifferenza, quando non connivenza, in cui operano.
Fondi pubblici e comunitari finiti tra le maglie del nulla, ecomostri, porti turistici abbandonati e fabbriche che non hanno mai funzionato. Tra stralci di intercettazioni, sentenze, deposizioni, questo libro offre un quadro amaramente impietoso di una regione che si fa specchio dell’Italia e di un malcostume diffuso in cui la criminalità organizzata trova la sua linfa vitale.

“Ci vuole un lungo lavoro di analisi e di studio per capire quali siano le radici della ’ndrangheta, il suo sistema di regole, il suo radicamento sociale, le sue presenze nel territorio, la sua potenza economica, i suoi rapporti con quella che si è soliti chiamare ‘la zona grigia’ e – naturalmente – la sua capacità di ricorrere alla violenza. La conoscenza di tutto ciò è la premessa per il passo successivo: la rivolta della società civile, cui ognuno di noi deve contribuire perché, come dicono gli autori, la mafia può essere messa in crisi da ogni singolo comportamento, coraggioso e onesto, ripetuto all’infinito”.

(Dalla prefazione di Giuseppe Pignatone, procuratore capo di Reggio Calabria)

Il più grande spettacolo dopo il Big Bang!

10 ottobre 2011

Il più grande spettacolo dopo il Big Bang! devono essere le idee che lì, mi auguro, inizieranno a prendere forma dalla Leopolda 2011 in poi.

Le premesse sono eccellenti e valgono la riapertura (anche se non era mai stato formalmente chiuso) di questo blog:

Tocca a noi, che veniamo da storie diverse ma siamo uniti dall’idea che l’Italia debba tornare a scommettere sul merito, sull’innovazione, sulle qualità. Noi che pensiamo che si possa trovare lavoro non perché si conosce qualcuno, ma perché si conosce qualcosa. Noi che consideriamo immorale che ogni italiano nasca già con più di trentamila euro di debito a testa per colpa della miopia di un’intera generazione di politici. Noi che vogliamo dimezzare i costi della politica e del sindacato, noi che vogliamo rivoluzionare un mondo universitario basato sulle baronie e sulle amicizie, noi che siamo già genitori e continuano a chiamarci ragazzi. Noi che vogliamo un servizio pubblico e non la RAI occupata dai partiti, noi cresciuti nell’apartheid dei diritti tra chi ha garanzie a tempo indeterminato e chi è vive la precarietà permanente, noi che paghiamo le pensioni di oggi rischiando di non averle domani. Noi che mangiamo con la cultura, noi che viviamo connessi, noi che siamo cittadini del mondo orgogliosamente italiani, noi ci siamo.

E poi ancora:

Ma vogliamo sommergere i democratici e gli italiani di idee, di proposte, di iniziative concrete. Vogliamo che il centrosinistra smetta di occuparsi di formule e alleanze, beghe e beghette e dica chiaramente che cosa farà quando andrà  al Governo.

Ecco, esatto.

Io andrò alla Leopolda per questo. Per le idee. Ancora più convinto di un anno fa.

Ci vediamo a Firenze.

 

L’autosospensione non tutela il PD, anzi.

24 luglio 2011

Da sinistra seduti Franco Nicoli Cristiani, Davide Boni e Filippo Penati, in piedi Carlo Spreafico e Massimo Ponzoni

Come ogni altro iscritto al PD mi auguro che Filippo Penati riesca a “dimostrare” quanto prima la sua innocenza. Uso questa espressione ben sapendo che l’onere della prova, della “dimostrazione”, non sarebbe – in teoria – a suo carico.

Trovo un po’ stucchevole, invece, che alcuni chiedano a Penati di tutelare il “buon nome del PD” dimettendosi da Vice Presidente del Consiglio Regionale. Il buon nome del PD l’avremo tutelato se verrà dimostrato che abbiamo saputo selezionare una classe dirigente di onesti e capaci. Non sono certo le dimissioni di Penati a certificare questo. E non c’è alcuna “diversità” da certificare con atti “clamorosi”. E’ tutto molto più semplice: selezionare dirigenti che non rinuncino a fare politica in cambio di finanziamenti personali, di corrente o di partito. Se dimostreremo di averlo fatto, di aver selezionato buoni dirigenti, avremo fatto un buon servizio a noi stessi, al Partito e al Paese. Altrimenti non ci sono dimissioni che tengano…

Ciò che si deve chiedere a Filippo Penati, invece, è di tutelare la capacità del PD di fare politica. Il PD, in quanto maggiore partito dell’opposizione è rappresentato nell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale da due Consiglieri: Filippo Penati, vice presidente, e Carlo Spreafico, consigliere segretario. Rinunciare alle funzioni di Vice Presidente senza consentire che qualcun altro del PD possa sostituirlo nelle funzioni non è fare un favore al PD. Anzi. E’ fare un favore a Davide Boni (presidente) alla Lega e al Pdl. Si perde capacità di incidere nell’ordine del giorno, nella conduzione dei lavori d’aula, nelle delibere di spesa… etc… etc..

Per il bene del PD, Filippo Penati non deve dimostrare di avere un corredo genetico migliore di quelli di destra. Per il bene del PD, Filippo Penati deve innanzitutto pensare a salvaguardare la capacità del PD di fare opposizione in Consiglio Regionale. Dimettendosi da Vice Presidente.


Update – 25.7.2011

Filippo Penati così scrive su Facebook:

Ribadisco la mia totale estraneità ai fatti che mi sono contestati, mentre rilevo che non cessano le ricostruzioni parziali, contraddittorie e false indotte da altre persone coinvolte nella vicenda.Sono accusato con una montagna di calunnie da due imprenditori inquisiti in altre vicende giudiziarie che cercano così di coprire i loro guai con la giustizia. Non ho mai preso soldi da imprenditori e non sono mai stato tramite di finanziamenti illeciti ai partiti a cui sono stato iscritto. Ora il mio primo obiettivo è quello di recuperare la mia onorabilità, di restituire serenità alla mia famiglia e non voglio che la mia vicenda e la conseguente martellante campagna mediatica creino ulteriori problemi al mio partito.Per questo ho comunicato oggi al segretario Pierluigi Bersani la decisione di autosospendermi da tutte le cariche che attualmente ricopro nel Partito democratico. Sono convinto che riuscirò a chiarire tutto e confido di poterlo fare nel più breve tempo possibile forte della consapevolezza di non aver commesso alcun reato.Subito dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia mi sono autosospeso dalla vice presidenza del consiglio regionale.Ho fin da allora considerato l’autosospensione un fatto transitorio e di breve periodo confidando in un rapido chiarimento della mia posizione . Oggi di fronte all’enorme risalto è improbabile pensare ancora ad una rapida chiusura dell’intera vicenda. Il prevedibile allungarsi dei tempi mi impone quindi di fronte alla necessità di non privare i gruppi consiliari di minoranza del vice presidente in loro rappresentanza. Pertanto è mia intenzione trasformare la mia autosospensione in dimissioni.Comunicherò la mia decisione e ne spiegherò le ragioni al gruppo Pd e agli altri gruppi di minoranza.

Esattamente quello che è bene faccia un dirigente politico.

Scuola di garantismo

2 luglio 2011

Scuola di garantismo (cominciamo dal caso Strauss-Khan)

Tutti i giornalisti dovrebbero fare la stessa cosa: ripubblicare l’articolo scritto poco più di un mese fa. Per vedere l’effetto che fa.

(tutto cominciò sulla pagina facebook di Phastidio)
.

Due “NO” per l’acqua pubblica

5 giugno 2011

Lo scorso 11 aprile scrissi un post per spiegare i motivi per i quali un ecologista dovrebbe – a mio avviso – votare “No” al Referendum sull’acqua del 12 e 13 giugno.

Nel frattempo il PD ha definitivamente deciso di sostenere il doppio SI. Una decisione sbagliata e in contraddizione con quanto cercammo di fare quando eravamo al Governo con Prodi  (e che la sinistra radicale ci impedì di fare). Me lo ricordo bene perchè in quel frangente ero nella segreteria nazionale dei Verdi e mi opposi solitario all’alleanza del “nostro” Ministro (Pecoraro Scanio) con Ferrero e Diliberto contro il pacchetto di liberalizzazioni di Bersani e Lanzillotta. Vinsero Pecoraro Scanio, Ferrero e Diliberto e l’acqua fu stralciata dal pacchetto…

Alcune voci, però, si sono levate (nel PD) in questi giorni per sostenere – quantomeno – il No al secondo quesito sull’acqua: quello che vorrebbe eliminare la remunerazione del capitale investito.  Tra gli altri, Chiamparino, Renzi, Enrico Letta, Enrico Morando.

Il 12 e il 13 giugno, dunque, andiamo a votare ma andiamo a votare leggendo, pensando e valutando il testo che ci viene chiesto di abrogare. Non la “spallata” a Berlusconi che rischia di diventare una “spallata” al buon senso e ai valori fondativi del Partito Democratico.

Qualcosa da leggere prima di scegliere:

“Dietro la bandiera dell’acqua pubblica il primo quesito punta a tornare, non solo nel settore idrico, ma anche in quelli dei rifiuti e dei trasporti, alla mera gestione diretta dei servizi da parte dei comuni, peraltro tuttora prevalente” (…) “Il referendum punta a liquidare i tentativi avviati dai governi di centrosinistra per portare i servizi pubblici locali a una gestione industriale orientata all’efficienza e superare finalmente forme di gestione dei servizi che sono finite nel vicolo cieco di un drammatico fallimento (…) È sconfortante dover constatare che il secondo quesito referendario costituisca un ritorno a concezioni ingenue risalenti all’infanzia della sinistra e di cui già Marx aveva fatto giustizia”

Claudio De Vincenti, già consigliere economico del viceministro delle Finanze, Vincenzo Visco, e presidente del Nars

“Blocco dell’impiego di capitale proprio, tutto a debito, con leve finanziarie lunghissime; le banche diventerebbero il soggetto economico che domina la politica degli investimenti nel settore; il debito pubblico implicito (ed esplicito) aumenta, a carico delle generazioni future. Insomma, a me sembra che valga la pena impegnarsi per far vincere il No a questo referendum”

Enrico Morando, parlamentare PD

“In un quadro di crisi della finanza pubblica la tariffa è l’unico modo per coprire i costi di investimento e di gestione, per stimolare gli interventi necessari a migliorare i servizi resi ai cittadini” (…) “di per sé la gestione privata non è incompatibile con la fornitura di un servizio accessibile a tutti. Così come, all’opposto, la gestione pubblica purtroppo non è garanzia sufficiente della fruizione diffusa del bene e soprattutto della sua qualità”

Giulio Napolitano, docente di diritto amministrativo ed esperto di diritto pubblico dell’economia

“Se dovesse passare il referendum sull’acqua faremo un tragico passo indietro in direzione di una minore liberalizzazione” (…) “nella legge Ronchi-Fitto, che sara’ sottoposta a votazione il 12/13 di giugno c’è scritto che l’acqua resterà un bene pubblico quindi non e’ in discussione; è in discussione il modo con cui si affida la gestione dei servizi di captazione, distribuzione, depurazione dell’acqua, di raccolta, smaltimento, termovalorizzazione dei rifiuti, di trasporto locale”  (…)  ”tutti gli investimenti che in questi tre settori si calcolano nei prossimi dieci anni, per 120 miliardi di euro, vanno sul debito pubblico. Siccome dobbiamo, per vincolo europeo, sanzionato ormai dall’Europa oltre che dai mercati, ridurre il debito pubblico del famoso 1/20esimo, praticamente del 3% l’anno, come si fa ad investire in questi settori, che hanno disperato bisogno di investimenti?”

Franco Bassanini, già ministro del Governo Prodi, Presidente della Cassa Depositi e presiti

Taxiiiiiiiiiiiiiiiii

24 maggio 2011

Di Taxi  e della corporazione dei taxisti (e dei diritti degli utenti) ne ho parlato tante volte su questo blog. Mai avrei pensato di leggere e riportare questo:

“Il Comune di Milano, nella persona del Sindaco Letizia Moratti e dell’Assessore Mobilità e trasporti Riccardo De Corato, si impegna a non rilasciare ulteriori licenze taxi sino ad ottobre 2015, mantenendo di fatto inalterato l’attuale contingente delle stesse”.

E pensare che nel 2015 dovrebbe esserci l’Expo. Cioè quella cosa che secondo la Moratti dovrebbe portare 20 milioni di visitatori a Milano…

Superpisa!

22 maggio 2011

Lo dicevo io che c’era materiale anche per un fumetto… :-)

Certo che… peggio non gli poteva andare alla Moratti. Segno che è vero che le bugie hanno le gambe corte. Anche quando indossano i tacchi.

Ora siamo all’ultima settimana. Facciamo rete, ogni nuova idea, diventi un virus e ogni nuovo argomento credi un “like”, un commento, una condivisione. E Venerdì 27 tutti a Milano.

E allora leggiamoli questi programmi [anche quello della Moratti]

22 maggio 2011

Pippo Civati si è letto per bene anche il programma di Letizia Moratti. E ha scoperto che proprio sulla droga, sui soldi pubblici per l’integrazione dei cittadini stranieri e sulla famigerata “autocostruzione”…

Prima di criticare i programmi degli altri, bisognerebbe leggere i propri/2

La destra accusa Pisapia di voler riportare la droga in città. Come se non ce ne fosse già abbastanza.

A parte rilevare l’insensatezza dell’accusa, sarebbe il caso, proprio confrontando i programmi, di segnalare che Giuliano Pisapia parla diffusamente di contrasto allo spaccio e al traffico di droga, soprattutto di cocaina. Mentre Letizia Moratti non dedica all’argomento nemmeno una riga. Parla di tutto, nel suo programma, anche di Pet Therapy, ma non di droga.

E quanto al contrasto delle organizzazioni criminali, a cui Pisapia dedica un intero capitolo, Moratti ne parla poco, e quasi esclusivamente in relazione all’Expo. Anche quando parla fuggevolmente di «intensificazione della lotta contro le mafie straniere», si dimentica il traffico di droga.

Del resto, solo l’anno scorso spiegava che la mafia a Milano non esiste. Già. Chissà chi fa il traffico di droga. Chissà.

Prima di criticare i programmi degli altri, bisognerebbe leggere i propri

Abbiamo detto che la destra sta facendo una canea indicibile sulla eventualità dell’autocostruzione contenuta nel programma di Pisapia. Bene, anzi, male, perché fingono di non capire di che cosa si tratta. Parlano di abusivismi, quando si tratta di un percorso regolare, anzi, regolarissimo.

L’altra cosa su cui stanno speculando in modo vergognoso, è la possibilità che gli stranieri residenti a Milano ambiscano a posti di lavoro pubblici.

Quello che la destra non ha fatto, in questi giorni, è rileggere il proprio, di programma. Perché a proposito di immigrazione, nelle sei righe che Letizia Moratti dedica all’argomento, c’è scritto così:

«In collaborazione con la Regione e la Provincia, favorire l’integrazione degli immigrati regolari, attivando» tra l’altro «il sostegno all’autoimprenditorialità e alla creazione di impresa» e, anche «le informazioni sull’accesso ai fondi pubblici e al microcredito».

Quindi, contributi pubblici per gli immigrati, nella forma del sostegno all’impresa e dell’accesso diretto a contributi statali e regionali.

Prima di attaccare manifesti pieni di volgarità, bugie e ipocrisie, sarebbe il caso di rileggere attentamente quello che si promette di fare.


Autocostruzione, l’idea che piace al governo

Grazie alla Lega, a Berlusconi e ai licantropi della destra, l’autocostruzione citata nel programma di Pisapia è diventata l’assoluta protagonista del dibattito delle elezioni comunali milanesi.

La destra dovrebbe conoscerla bene, perché la trovate qui, presentata con il programma esecutivo di attuazione del Piano per l’integrazione nella sicurezza. Il piano è del luglio 2010, il programma esecutivo del febbraio 2011. In esso troviamo, a proposito di stranieri:

Il sostegno a progetti sperimentali per l’acquisizione di alloggi attraverso forme di “social housing “ (auto recupero e auto-costruzione) di unità immobiliari da destinare ad uso abitativo.

Qui, a pagina 7 di 8, troverete anche la cifra prevista. Insieme alla voce coordinata, sono 8.700.000 euro. L’auto-costruzione piace molto, al governo Bossi-Berlusconi e al ministro Sacconi.

Se poi volete un riferimento a un altro progetto a favore dell’autocostruzione, questa volta non rivolto esclusivamente agli stranieri, possiamo citare l’iniziativa regionale dell’assessore alla Casa della giunta Formigoni (un altro che finge di non sapere che cos’è l’autocostruzione e scrive improbabili status suFacebook), Gianpietro Borghini. La trovate qui. E sapete quando Borghini promosse questo progetto? Poco prima di diventare direttore generale del Comune di Milano. Era il 2006. L’anno in cui divenne sindaco Letizia Moratti.

Ovviamente, in ogni caso, non si intende mai che si possa costruire dove e come si vuole, ma nell’ambito delle norme e delle indicazioni previste dal piano di governo del territorio.


“Pieno fino all’orlo” il software che regaliamo in Logimar

17 maggio 2011

Full Filled significa ben riempito, riempito fino all’orlo. Full Filled è infatti un software on line per fare il “Piano di carico” dei container marittimi. Ce ne sono tanti in commercio e si possono comprare per 5, 6 o più mila euro. Un investimento che può essere importante per le piccole imprese che si apprestano a esportare. Un investimento che può essere sostituito dall’esperienza, quella che si fanno – per esempio – gli spedizionieri quando calcolano come riempire i container marittimi, cercando di stiparli il più possibile. Fino all’orlo.

Noi (in Logimar) abbiamo deciso di commissionare a un bravo programmatore il software e poi di metterlo on line per la libera e gratuita fruizione: gratis per i clienti, per i possibili clienti, per i nostri agenti nel mondo e (perchè no?) per i concorrenti.

Male non ci fa… abbiamo pensato. Non è un software “completo”: è’ semplice e quindi non prevede tutte le infininte variabili di forma, elasticità, delicatezza, peso o incompatibilità della materia. E’ un aiuto per accompagnare, velocizzare e ottimizzare il lavoro, il tempo e lo spazio.

E poi c’è un aspetto “green” in tutto questo: migliore è il piano di carico, maggiore è la redditività del container e inferiore è l’emissione di CO2 per trasportare la stessa merce. Insomma, più competitivi, più verdi. Potevamo non lasciarlo fruire gratis?

Luca Sofri e le categorie da ricatalogare

16 maggio 2011

Non ho letto molti commenti oggi sullo straordinario risultato delle amministrative e, soprattutto, sullo straordinario risultato di Milano. Una, tra le analisi, mi ha colpito. Ve la ripropongo:

Come dicono quelli, bisogna-aspettare-i-dati-definitivi. Ma intanto, per passare il tempo:

- i vincitori nell’opposizione sono tre. Uno ha sconfitto il PD nelle primarie, un altro è un nemico del PD, il terzo è un bravo sindaco del PD in frequente rotta col PD. Sono Pisapia, De Magistris e Chiamparino. Al PD possono essere contenti di Milano e Torino e fieri del loro apporto a queste vittorie, ma non le spaccino per vittorie dell’attuale leadership del partito, che ha perso in due casi dei tre e vinto nel terzo grazie al buon lavoro di un frondista.

- la vittoria di Pisapia, storica (Milano non ha mai avuto un sindaco di sinistra – al massimo PSI – fino a oggi) è un’ulteriore sanzione del fallimento del PD e dei suoi predecessori negli ultimi vent’anni: scelte sciocche, “centriste” e pavide hanno accumulato insoddisfazione e risentimento tra gli elettori di sinistra. Bastava invece trovare un uomo di sinistra e in gamba.

- a Napoli invece hanno ripetuto il peggior modello milanese: il loro Ferrante si chiama Morcone. Sarà un’onestissima persona ma ha incassato una sonora sconfitta. Speriamo che tra cinque anni arrivi il loro Pisapia.

- il Terzo Polo, un disastro. Altro che fine del bipolarismo. A Bologna – città di due dei suoi tre leader – sono stati schiacciati anche dai grillini.

Ora, va bene tutto, ma dire che ha perso il “centrismo” del PD nel periodo meno centrista del PD dalla sua fondazione… mi pare veramente troppo.

La tesi di Luca è questa: il PD si è spostato ulteriormente a destra e, quindi, gli elettori hanno premiato quelli belli di sinistra per punire il Pd.

I tre esempi sono i seguenti: Pisapia a Milano, De Magistris a Napoli, Fassino a Torino. Ovvero, un socialista molto liberale sul fronte delle garanzie e dei diritti; un caudillo arruffapopoli e giustizialista con gli avversari; un abile dirigente politico di sinistra molto pragmatico, tra i pochi nella odierna maggioranza del Pd ad aver assunto posizioni coraggiose sul lavoro e il sindacato.

Ora vorrei capire: quale è secondo Luca Sofri la sinistra in gamba che il Pd dovrebbe perseguire? Quella del si al referendum Mirafiori di Chiamparino e Fassino? Quella di De Magistris e Woodcock? Quella del garantista Pisapia?

Io penso che i cittadini, nonostante il tentativo di Berlusconi di politicizzare e radicalizzare lo scontro, hanno scelto (stanno scegliendo) sulla base delle persone e delle cose fatte. A Napoli il PD le ha fatte tutte per perdere. A Torino ha ben governato con il Sindaco più pragmatico (e più amato) d’Italia. A Milano ha punito il cattivo Governo della Moratti (e l’ultima vergognosa bugia) e ha premiato Pisapia perchè è una brava persona, garantista e che, in quanto Sindaco, non spaventa sul fronte fiscale.

E’ sicuramente un’analisi parziale, per passare il tempo, anche la mia. Non tanto quanto – però – quella di dire “ha perso il Pd, hanno vinto quelli di sinistra”.

Riflettiamoci ancora un pochino.